Bologna, 24 aprile 2008
- UN INTERVENTO per quella che sembrava una banale lite fra fidanzati ha fatto emergere una terribile storia di violenza tra le mura domestiche, con un canovaccio tristemente simile a quello di tante altre vicende. "Lui ha detto che mi ammazza — racconta la vittima all’indomani dell’arresto del suo aguzzino —. Uscirà sicuramente dal carcere prima o poi, e mi verrà a cercare. Quanto potrà restare dentro? Al massimo quattro o cinque mesi. Questo è un pazzo, ho paura che mi faccia qualcosa e per questo ho anche pensato di ritirare la denuncia".
LEI È una bolognese di 32 anni, che lavora, ha una casa propria e una vita indipendente. Lui è un nordafricano senza documenti: alla polizia ha detto di chiamarsi Mohamed Kalis e di avere 19 anni; negli archivi delle forze dell’ordine però risulta con molte altre identità diverse, ha precedenti per violenza privata e per violazioni della legge sull’immigrazione. Alla ragazza che si era innamorata di lui ha detto invece di avere 26 anni, oltre a una moglie e un figlio in Marocco. Il giovane nordafricano è stato fermato l’altra sera dagli agenti delle ‘volanti’ e portato alla Dozza a disposizione del pm Antonello Gustapane con l’accusa di violenza sessuale; deve rispondere anche di violenza privata, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento.
L’ALLARME è scattato attorno alle 21, quando al 113 è giunta la segnalazione di un’aggressione a una ragazza. Ad avvisare la polizia è stato il gestore della ‘Gelateria del Parco’, il chiosco di via Magazzari, in zona San Donato, all’interno del perimetro del giardino Gino Cervi. Prima dell’arrivo delle ‘volanti’ il nordafricano si era allontanato. La vittima ha iniziato a raccontare ai poliziotti una storia sbocciata nello scorso dicembre con le premesse di un grande amore e naufragata ben presto in una spirale di botte e sopraffazione. Gli atteggiamenti sempre più violenti del giovane marocchino sarebbero culminati in un episodio accaduto lo scorso 22 febbraio e sempre taciuto dalla vittima: in quella data il fidanzato, durante un litigio a casa della ragazza, l’avrebbe presa a calci e schiaffi, per poi violentarla. La trentaduenne però non aveva trovato il coraggio di denunciarlo, a causa delle continue minacce e intimidazioni. Il tentativo di lasciarsi definitivamente alle spalle quell’amore sbagliato si è infranto contro l’ostinazione dell’uomo, le sue frequenti e insistenti telefonate, gli autentici pedinamenti di cui è stata oggetto. Quello dell’altra sera doveva essere il chiarimento definitivo e la donna aveva volutamente scelto un luogo pubblico frequentato, nel timore che la discussione potesse degenerare.
DURANTE LA LITE lui, dopo averla minacciata con una bottiglia, le ha strappato la borsa; il gestore del chiosco ha assistito al momento in cui il nordafricano sferrava un colpo in faccia con la borsa alla sua ex, prima di fuggire. Gli agenti lo hanno rintracciato poco più tardi sul luogo del primo intervento. Nel frattempo l’uomo era stato a casa di lei, lasciando la borsa ma portando via con sé la patente della donna e le chiavi dell’appartamento. Anche con i poliziotti il marocchino ha avuto una reazione violenta, tentando di divincolarsi a calci e pugni. La vittima, invece, è stata medicata al Sant’Orsola per un trauma facciale guaribile in cinque giorni.
"Ho paura che faccia qualcosa — ribadisce la trentaduenne —. Cercherò di mettermi in contatto coi suoi genitori in Marocco, che ho già conosciuto tramite Internet, sperando che se lo vengano a riprendere. Lui mi picchiava ogni giorno, una volta sono andata a lavorare con un occhio nero e ho già perso due impieghi perché lui veniva davanti ai negozi dove lavoravo per bastonarmi. Ci eravamo conosciuti tramite amici, io gli volevo bene ma mi sono accorta quasi subito che era un violento. Non stava sempre da me: abitava in una baracca con altri stranieri e veniva a casa mia spesso. Ai miei non ho mai confessato che lui mi picchiava. Se non fosse stato per il gelataio non avrei neanche chiamato la polizia... ".
di ENRICO BARBETTI