Il commercialista ha parlato per oltre un'ora ripercorrendo le tappe del rapporto ventennale che lo legava alla vittima, smentendo l'impostazione dell'accusa in merito alla irreversibile crisi economica che avrebbe attraversato
BOLOGNA, 26 MAGGIO 2008 - Ha parlato per oltre un'ora con la voce rotta dal pianto, Andrea Rossi, il commercialista bolognese unico imputato nel processo per l'omicidio di Vitalina Balani. L'udienza di oggi era la fase conclusiva del procedimento d'appello davanti ai giudici della Corte d'Assise di Bologna che lo giudica per l'omicidio della sua facoltosa, anziana cliente avvenuto il 14 luglio del 2006.
''Pretendo di uscire pulito perche' non ho ucciso la signora Balani e non ho preso parte a questo omicidio. In questa aula e' uscito il profilo di un mostro che approfitta di un'anziana, ma io non sono questo e c'e' la mia vita a dimostrarlo''. Il quarantacinquenne bolognese ha parlato per oltre un'ora (si e' trattato di dichiarazioni spontanee, dato che si e' rifiutato di sottoporsi all'esame dell'accusa). Ha ripercorso le tappe del rapporto ventennale che lo legava alla famiglia della vittima, smentendo l'impostazione dell'accusa in merito alla irreversibile crisi economica che avrebbe attraversato. Un dissesto finanziario che invece per gli inquirenti fu il movente del delitto. La vittima infatti, il giorno dell'omicidio, pretendeva di riottenere il suo denaro.
''Ero in difficolta', non lo nego, ma non avevo l'acqua alla gola - ha detto Rossi -. Ero in una situazione di galleggiamento e in ogni caso questi debiti non possono essere confusi con la vita. Non posso essere messo sullo stesso piano di un assassino di bisogno. Non ho mai fatto male a una mosca, semmai ho fatto male solo alla mia famiglia''. ''Ho un concetto della vita che e' diverso - ha aggiunto -. La vita e' un dono sacro. Ho sei figli e non e' un caso. Chi fa queste cose non ha mai accarezzato un figlio. Chi viene accusato di queste cose e' un mostro. Chi mi accusa lo sa che cosa e' la tenerezza verso il coniuge o verso un figlio?''.
Il commercialista ha parlato di ''una foresta di suggestioni'' da parte dell'accusa e di un profilo dipinto dagli inquirenti che non gli appartiene: ''In questo processo mi sono sentito spettatore, e' tutto cosi' allucinante - ha detto parlando alla Corte presieduta dal giudice Leonardo Grassi - Mi sembra di vedere la televisione, come se si parlasse di un'altra persona. Ma non e' cosi': devo fare i conti con questa situazione che mi vede in manette e in carcere, unico in Italia, da un anno e mezzo''. Il resto dell'udienza e' stato dedicato alle eccezioni, respinte, presentate dalla difesa. Si riprende dopodomani con le parti civili e a chiudere la requisitoria del Pm Elisabetta Melotti.
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