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LA CITTA' NEL PALLONE

La grande scommessa di Alfredo
Domani col Carlino gratis la maglietta

Tre anni fa puntò sul Bologna, già due volte è stato sul punto di cedere. Domani può incassare e cambiare gli equilibri

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cazzola BOLOGNA, 31 MAGGIO 2008 - ERANO gli ultimi giorni di settembre e questa fu la nostra breve telefonata con Alfredo Cazzola. «Lei ha comperato il Bologna?». Lui: «Sono uscito dalla pallacanestro senza bruciarmi e non ho intenzione di andare a correre altri rischi con il calcio». Il Bologna era già suo. O meglio: Cazzola sapeva già che da lì a qualche ora il Bologna sarebbe stato soprattutto suo.
 

Ci fornì una giustificazione falsa. Ma molto credibile. Tanto è vero che i rischi, strada facendo, lo hanno portato per due, forse tre volte sull’orlo della cessione.
La scorsa estate, ormai si sa, Cazzola aveva già trovato l’accordo di massima con il gruppo friulano che avrebbe fatto capo a Giampaolo Pozzo, proprietario dell’Udinese. Renzo Menarini, l’altro socio del Bologna, lo considerò, invece, un accordo di minima e dal posto che sta di fianco al guidatore allungò il piede sul pedale del freno e inchiodò l’auto lanciata sulla strada del non ritorno.
L’ottimismo di Cazzola era stato minato dal continuo singhiozzare del Bologna, che Ulivieri tenne in linea di galleggiamento solo nel girone di andata, ed era stato infine annientato dal no che i due soci rossoblù avevano incassato dalla Provincia sulla bontà del loro progetto industriale, noto con il nome di Romilia. Un uno - due difficile da assorbire. Cazzola non vedeva il futuro, ma quando infine sposò la linea della tenacia tracciata da Menarini si mise di buona lena a disegnarne un altro. E decise di abbandonare le mezze misure: avrebbe costruito, nei limiti del possibile, un Bologna in grado di giocarsi la promozione diretta. «Perchè, diceva, soltanto i numeri della serie A possono trainare il Bologna fuori dalla palude in cui è finito».
 


SI CONCESSE un altro tentativo, l’ultimo. Quello che è ancora in corso. Il verdetto è atteso nelle prossime ore. E Alfredo si avvicina a un altro spartiacque, dopo aver sentito la sua fede vacillare di nuovo quando dall’America e dalla Svizzera hanno tentato di opzionare il Bologna anche in serie B. Nuovi dubbi, questa volta condivisi anche da Menarini, e altre resistenze. Poteva trattare con gli uni e con gli altri fissando subito due cifre, una in caso di Bologna ancora in B e l’altro in caso di Bologna risorto dalle sue ceneri. Alla fine, di fronte a un Menarini memore degli sviluppi della scorsa estate, perciò probabilmente incredulo, Cazzola ha respinto l’assalto degli svizzeri e ha aperto poche settimane fa la porta del congelatore dicendo agli americani «voi aspettate qua».
Poi, con gli yankees, ha riveduto e corretto il piano, quello che il nostro giornale ha pubblicato poche settimane fa. Via tutte le cifre della serie B, per scriverne di nuove, ovviamente più alte, per una sola opzione: il Bologna in serie A. Altrimenti questa sembra essere la conseguenza più logica, Cazzola si defila e sarà Menarini a recitare la parte che fu di Bandiera dopo il default di Gazzoni, traghettando il Bologna nelle mani delgi svizzeri, del loro emissario Vinicio Fioranelli e del loro uomo sul territorio Renato Cipollini.
 


DICIAMOLO: per il Cazzola che sbarca nel mondo del calcio dopo aver piantato la sua bandiera sulla cima più alta dell’impero cestistico, uscire di scena dopo tre stagioni di inutile assalto alla serie A promessa sarebbe una sconfitta. Bruciante sul piano sportivo, dolorosa sul piano economico.
Quindi, prima di arrendersi, Alfredo si è fatto un discorsino, forse rivolgendosi a se stesso con lo stesso tono che aveva già usato con i suoi a Grosseto, quando le cose sembravano essersi complicate troppo. Forse. Magari davanti allo specchio è stato più morbido. Non importa. Si dev’essere detto che stava vedendo il Bologna prendere una brutta piega per la terza stagione consecutiva. E hai visto mai che, dopo aver cambiato l’allenatore, il direttore sportivo e molti giocatori in cambio di altri più quotati, anche lui non dovesse rivedere qualcosa di se stesso? Di solito, chi ci mette i soldi non se lo vuole sentir dire. Bisogna capirli, quelli che pagano. Senza di loro non ci sarebbe neanche la discussione. Però succede che sbaglino e succede che difficilmente trovino qualcuno disposto a dirglielo. Quindi: o lo capiscono da soli o la situazione rimane com’è. Cazzola ha cambiato il suo modo di essere presidente. Se non in assoluto, di certo quando sapeva di essere rimasto l’ultimo in grado di fare qualcosa per stirare la brutta piega che l’abito rossoblù stava prendendo. Laddove c’era l’aula bunker per il processo degli sconfitti, ha piantato la tenda e c’è andato sotto con l’allenatore, con la squadra e con il kalumet da fumare. Beh, da quel giorno Cazzola non ha sbagliato più niente. Ha appreso l’arte della sdrammatizzazione e, come d’incanto, il Bologna si è rimesso in sella, ha vinto in casa, ha avuto dalla sua la fortuna che ormai era un puntino piccolo e lontano, di sicuro girato di spalle, e adesso deve solo compiere l’ultimo salto per acchiappare la «cuccagna» che sta in punta d’albero.
Adesso non dipende più dal presidente, ma solo dalla squadra. Però, se qualcosa di più e di meglio rispetto al passato Cazzola poteva fare, l’ha fatta: una campagna acquisti più «robusta» e un atteggiamento più da patron che da padrone. Sono state due carte vincenti. Che hanno avuto anche l’effetto di riavvicinarlo al Bologna: Cazzola, adesso, lo sente di nuovo «suo», gli vuole più bene, forse gli dispiacerebbe pure disfarsene proprio quando la faccenda inizia a farsi interessante. Però, se l’idea di Menarini è sempre quella (cedere la maggioranza agli svizzeri), con il Bologna in serie A troverà sempre Cazzola pronto all’opposizione, così come lo è stato nel recente passato. «E non mandarmi più quel Fioranelli sotto casa», ha detto al suo socio, quando Menarini sperava di indurlo a più miti consigli facendolo corteggiare un po’ dall’acquirente.

IL PROBLEMA di fondo (e dei fondi) rimane: come farà il Bologna a far fruttare la sua serie A ritrovata se Comune, Provincia e Regione l’hanno giurata a Cazzola? Come riusciranno i due soci ad attuare il loro progetto di industrializzazione del calcio cittadino, se uno dei due sta sullo stomaco di chi deve firmare i permessi?
Alt. Ci sta che dopo la promozione, l’uomo che per due stagioni era stato perdente e nervoso, abbia già cambiato d’aspetto agli occhi della sua impietosa giuria. Può darsi che a Errani, Draghetti e Cofferati l’uomo che riempie il Dall’Ara fra poche ore stia molto meno antipatico di prima. Non è certo. Ma è senz’altro una possibilità. I politici sono molto tempestivi nel cogliere i cambiamenti.

di Stefano Biondi










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