Entro venerdì prossimo Alfredo Cazzola risponderà alle due domande che da qualche giorno rendono indecifrabile sia lo scenario calcistico che quello politico della città. Venderà il Bologna calcio agli americani del fondo Tag e in quale percentuale? E si candiderà a sindaco?
TUTTO in sette giorni. Entro venerdì prossimo Alfredo Cazzola risponderà alle due domande che da qualche giorno rendono indecifrabile sia lo scenario calcistico che quello politico della città. Venderà il Bologna calcio agli americani del fondo Tag e in quale percentuale? E si candiderà a sindaco?
Ieri Cazzola ha dispensato pesanti indizi, ma non certezze. Sul futuro del suo club: «La strada della crescita è quella, dei fondi americani voglio dire. Per programmare subito la crescita del Bologna si fa così e solo così. Noi, io e Menarini, non scappiamo, cerchiamo di sfruttare l’opportunità di un cospicuo investimento. L’equazione è semplice: maggiori capitali, maggiore possibilità di spesa».
Tutto, fin qui, porta a immaginare il futuro rossoblù a stelle e striscie. Ma non da qui in poi, non da quando Cazzola disegna i contorni della nuova società: «Prima eravamo in tre e adesso in due. Se diventassimo quattro, cinque o sei, non mi dispiacerebbe». Cinque o sei dirigenti: sono numeri da società allargata, non da società che fa capo a un fondo di investimento. Comunque, altri probabili acquirenti all’orizzonte sembrano non esserci, anche se le voci (smentite subito da Cazzola) di un interesse di Giovanni Consorte e della sua Interbanca per Aktiva, la società che detiene le azioni rossoblù, è tornata prepotentemente di attualità, dopo aver tenuto banco a lungo lo scorso inverno. Escono di scena gli svizzeri, che mercoledì scorso sono tornati all’assalto e che oltre a un tiepido colloquio con il commercialista Matteo Tamburini non sono andati. Non è escluso uno strascico legale. Cazzola lapidario: «Non abbiamo nulla da temere».
Il «fluttuare» delle azioni ha frenato la campagna acquisti e anche i rinnovi dei contratti in scadenza a giugno. Le «consultazioni» con i giocatori senza contratto sono sospese, ma lo stand by, parola di Cazzola, non durerà a lungo: «Entro martedì prossimo conto di poter sciogliere tutte le riserve. Intanto, una precisazione: la percentuale del 20% che rimarrebbe agli attuali soci è superata dai nuovi accordi. La quota in nostro possesso sarà divisa con le stesse percentuali di oggi, 67% a me, 33% a Menarini».
Equilibrio provvisorio pure questo. Tutto cambierebbe pochi giorni più tardi se venerdì prossimo Cazzola ufficializzasse la sua cadidatura a sindaco e se nel giugno del 2009 fosse eletto: «In questo caso mi presenterei ai bolognesi senza l’ombra del più piccolo conflitto di interessi. Anche se di aziende non ne ho, anche se tutti i terreni sui quali potrebbe sorgere il nuovo stadio sono fuori dal comune di Bologna, tanto è vero che Cofferati ha sempre detto di non avere alcun potere decisionale su Romilia».
Lo scontro prosegue: «La maggioranza mi ha accusato di aver fatto un uso strumentale del successo e dell’euforia dei tifosi. Questa è una dichiarazione volgare, una menzogna. Sfido chiunque a trovare un solo tifoso del Bologna pronto a confermare questo sospetto».
CAZZOLA sorvola le ultime voci, che danno il Bologna già venduto, e atterra al centro del ring politico: «Il voglino di candidarmi cresce». E crea un po’ di ansia: «Più ci penso e meno dormo. Certo, questo è un impegno che può togliere il sonno, ma che non mi spaventa. Ho ascoltato i bolognesi che in questi giorni mi hanno fermato per la trada: mi dicono che sono curiosi di sapere che cosa ho da dire e che comunque vedono in me una persona concreta. Credo che non si sbaglino. Penso che, se mi candiderò, sarà giusto ascoltarmi, valutare le mie idee, poi decidere se è il caso di darmi fiducia o di mandarmi a spendere».
E’ teso, ma non ha paura: «Nella mia vita ho accettato tante sfide, nel mondo dell’imprenditoria come in quello dello sport. L’ho fatto sempre partendo da zero e imparando in fretta. Nell’ambito fieristico, come in quello sportivo: quando ho accettato una sfida, ho finito per vincerla».
di STEFANO BIONDI
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