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SANITA'

Terapia a Kiev per il figlio di 8 anni
"Rimborsateci le cure staminali"

Genitori fanno causa all'Ausl. La terapia per il picolo costa 18mila euro e va ripetuta. Gli avvocati: "In un caso simile il Distretto sanitario di Bari ha pagato le spese sostenute"

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Un laboratorio di cellule staminali Bologna, 7 giugno 2008 - Il viaggio nel mito contemporaneo delle cellule staminali per loro è iniziato all’ombra delle Due Torri. E’ da qui che i genitori del piccolo Andrea (lo chiameremo così ndr) dopo aver bussato invano per lunghi otto anni alle porte di medici e specialisti in cerca di una cura che potesse migliorare le gravi condizioni di salute del loro bambino, affetto da encefalopatia epilettica e da tetraparesi mista, hanno deciso di partire per quello che molti hanno definito uno dei tanti viaggi della speranza. Ma loro a Kiev in Ucraina la speranza di andare avanti l’hanno trovata veramente.

 

Un viaggio lungo e dispendioso quello affrontato dalla famiglia per arrivare all’Ospedale clinico di emergenza municipale di Kiev e incontrare il professor Alexander Smikodub che ha sottoposto il loro piccolo alla terapia cellulare che, loro dicono, qualche piccolo risultato l’ha dato. Ma a quale prezzo? Diciottomila euro per il trattamento con staminali embrionali più le spese di soggiorno per un totale di oltre ventimila euro. Una cifra non certo piccola se si considera che la terapia andrebbe ripetuta a distanza di sei mesi. Da qui la decisione di chiedere il rimborso all’Ausl della città di residenza, Bologna, come del resto consigliato anche dagli stessi siti Internet. Una richiesta rigettata dall’Azienda "visto che — spiega l’Ausl — non vi è alcuna evidenza scientifica mondiale sulla efficacia del trattamento". Nessuna ricerca quindi nemmeno su eventuali danni che potrebbero derivare dalla terapia che utilizza cellule staminali embrionali il cui uso è vietato per legge in Italia.

 

Da qui la decisione dei genitori di appellarsi ai giudici per ottenere il denaro necessario per le cure dall’Ausl. Ad assisterli nel ricorso sono gli avvocati Chiara Rinaldi e Pietro Majowiecki, esperti in materia di responsabilità medica, che il 10 giugno compariranno davanti al giudice Della Casa per chiedere un provvedimento di urgenza da parte del Tribunale del Lavoro (competente a decidere in materia di previdenza). In un procedimento ordinario, il peggioramento delle condizioni di salute del piccolo Andrea rischierebbe infatti di vanificare tutto.


"La natura cronica, progressiva e verosimilmente fatale del quadro clinico — spiega l’istanza — comporta un’urgenza di rivolgersi a strutture con caratteristiche che in Italia non esistono". Non c’è infatti — secondo il ricorso — né in Emilia-Romagna, né in Italia, la possibilità di ricevere le prestazioni per questo caso clinico. "D’altra parte — spiegano i legali — lo stesso trattamento terapeutico cui è stato sottoposto il bambino, nella medesima struttura, è già stato autorizzato, senza alcuna riserva, in Puglia, da un’altra Ausl (Distretto Socio Sanitario n.4-Area Nord Barese) come prestazione fruibile all’estero, con erogazione del relativo rimborso".

di Emanuela Naldi










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