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PROSTITUZIONE

Gestivano tre case di appuntamenti
Sgominata una gang di sfruttatori

Sono stati arrestati due cinesi che sfruttavano sei connazionali clandestine, facendole prostituire in tre appartamenti diversi. Mediamente ogni casa fruttava 400 euro al giorno

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Una prostituta Bologna, 12 giugno 2008- Gestivano tre case di appuntamenti, due a Bologna e una a Reggio Emilia, in cui lavoravano in maniera consenziente sei loro connazionali clandestine. Ma i due cinesi arrestati dalla Squadra Mobile di Bologna si stavano preparando ad aprire altre case in cui far prostituire altre ragazze.

In manette per sfruttamento della prostituzione continuato e in concorso sono finiti un cinese di 51 anni clandestino, Zhan Dong Jin, detto Da Ge che in cinese significa Grande Fratello e Lingzhi Jin, cinese di 45 anni, regolare. L'operazione, coordinata dal pm della Dda di Bologna Elisabetta Melotti, è cominciata verso la fine di gennaio e sarebbe partita dallo spulcio di alcuni annunci in cui venivano pubblicizzate le prestazioni sessuali di ragazze cinesi.

Nel giro di 4 mesi gli agenti hanno individuato le abitazioni e i due cinesi che le gestivano. Sei le prostitute identificate, e ora a disposizione dell'ufficio immigrazione, ma secondo gli investigatori erano molte di più. Mediamente ogni casa fruttava 400 euro al giorno: il 40% dell'incasso andava alle ragazze e il resto ai due sfruttatori che gestivano l'attività provvedendo a fornire tutto il necessario alle prostitute.

I due arrestati, ha accertato la Squadra Mobile, non si limitavano a gestire le connazionali, ma usavano anche avviare l'attività di una casa di appuntamenti per poi venderla ad altri aspiranti 'imprenditori' del settore. Un appartamento a luci rosse era chiamato in gergo 'negozio' e poteva fruttare in caso di vendita 6.500 euro. Da Ge stava dietro ai conti mentre la sua socia gestiva le ragazze, firmava i contratti di affitto e metteva gli annunci sui giornali.

Le tre case in loro uso erano una in zona Corticella, una in via Murri e una nei pressi della stazione ferroviaria di Reggio Emilia. La donna viveva in zona Corticella mentre il suo socio abitava a Reggio Emilia. In ogni appartamento vivevano e 'lavoravano' due ragazze. Per far fruttare al meglio l'attività, i due sfruttatori cercavano sistemi per fidelizzare i clienti, tra questi erano previsti pure degli sconti sulle prestazioni.










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