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Roberto Grandi in corsa: "Sarò un rettore autorevole"

"Per l’Ateneo voglio un ruolo da vero protagonista. Chi sarà sindaco dovrà dire prima cosa vuole fare per l'Alma Mater"

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Roberto Grandi Bologna, 13 giugno 2008- Empatico con la città e con la realtà circostante come il suo curriculum dimostra che è sempre stato, Roberto Grandi, dal suo ufficio che guarda piazza Verdi, si candida ufficialmente a fare il rettore "per il mandato dal 2009 al 2013". Con un messaggio forte e chiaro: "Ho fatto l’assessore e il prorettore, ora posso fare solo il sindaco e il rettore. Non domando l’adesione a un programma ma mi propongo come rettore, perché in base a quello che ho fatto in questi anni ho l’autorevolezza e la credibilità per farlo, dentro e fuori l’Università". Coerente con un preambolo tanto diretto, il prorettore alle Relazioni internazionali conclude una delle due lettere inviate ai 4.500 colleghi con una frase che sa di primarie americane: "Sono convinto che insieme possiamo farcela".

Le sue non sono però, rimarca Grandi, lettere-programma: ai docenti dell’Alma Mater trasmette e chiede di condividere una 'visione' dell’Università fondata su "un valore strategico e una centralità" che l’Ateneo deve recuperare e proiettare "da qui ai prissimi 20-25 anni". Giustamente galvanizzato dal successo dell’apertura dell’Alma Mater da lui propugnata verso l’estero ("gli iscritti stranieri in questi ultimi 8 anni sono aumentati del 50%"), Grandi la vede "al centro della società italiana ed europea", con una identità fortificata dal fatto di essere basata "sulla qualità e sul merito, che non possono andare disgiunte da innovazione, eticità dei comportamenti, efficacia e trasparenza nei processi decisionali".

Due i concetti cardine della visione che il docente di Comunicazioni di Massa sottolinea e: l’Ateneo deve contare molto in Europa, ma soprattutto deve avere un ruolo da protagonista qui. "Formulerò una proposta esplicita — prosegue il docente, che annuncia per l’autunno il suo programma elettorale — : quando si parlerà di sviluppo della città, la voce del rettore dovrà essere la più ascoltata e autorevole. Questo non sempre accade, ma io chiederò che in futuro chiunque si candiderà a sindaco e proporrà un programma elettorale per Bologna debba dichiarare anche che cosa vuole fare per l’Università. Perché, per fare un solo esempio, anche il problema di piazza Verdi non è affrontabile se non nell’ambito di una pianificazione urbanistica complessiva".

Molta attenzione il prorettore pone sia ai giovani ricercatori ("negli ultimi due anni ne sono entrati 500: si facciano avanti, non siano timidi, sono i nostri ambasciatori nel futuro. E non temano le cordate: con 3mila elettori non c’è più posto per giochi di vecchio stampo"), sia ai docenti di lungo corso. "Abbiamo molte competenze, specialisti, esperti in differenti campi e discipline. Potranno dare consigli e suggerire soluzioni preziose, senza che ci sia bisogno di ricorrere a forze esterne".

Ineludibile, ecco il tema della governance, della 'paralisi' che, conferma Grandi, blocca spesso la vita dell’Ateneo: "Bisogna eliminare l’esasperazione delle procedure, che oggi rendono impossibile la gestione, che io conosco bene. Così come è ora, l’Ateneo non può andare avanti, e il nuovo rettore - fatta la revisione dello Statuto-governerà con una nuova direzione amministrativa. L’Alma Mater, come tutto il Paese, è prigionera della burocrazia: per fare sì che fosse in inglese anche il bando dei master totalmente in lingua inglese ho impiegato un anno e mezzo. Oggi la burocrazia è talmente farraginosa che finisce per pesare anche sulle decisioni politiche". 

di Renata Ortolani










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