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CALCIO / SERIE A

Bologna nuova era: calcio made in Usa
L'ultimo cda di Cazzola e Menarini

Joe Tacopina, il nuovo timoniere, è sbarcato al 'Marconi'. In vista il passaggio di consegne che porterà l'americano a diventare il proprietario della squadra. Quello rossoblù è il primo club italiano a imboccare la strada dei fondi

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Joe Tacopina Bologna, 30 giugno 2008 - Ieri mister Tacopina è sbarcato al "Marconi" from Nuova York. Oggi sarà a Casteldebole per preparare il passaggio di consegne del glorioso, quasi centenario Bologna F.C. 1909. Per domani è previsto l’ultimo Cda fra Alfredo Cazzola e Renzo Menarini poi il trasferimento dal notaio, dove i due soci della promozione in serie A consegneranno il club nella mani degli americani Joe Tacopina e Patrick Galvin, titolari della Tag, che si è affidata a Inner Circle Sport per effettuare il controllo dei conti (la due diligence) e arrivare felicemente alla conclusione (closing) della trattativa.

L’OTTIMISTA. Ci voleva una svolta radicale, ci voleva uno strappo definitivo con le economie strangolate del passato. Da più di quarant’anni il Bologna non è ai vertici del calcio italiano. Negli ultimi trenta (abbondanti) ha vinto una Coppa Italia e si è qualificato per tre volte alla Coppa Uefa. Poco. E soltanto in un’occasione (1998-99 con Mazzone che centrò la semifinale) l’Europa si è accorta della sua presenza. Ci voleva l’intuizione di Cazzola che ha fortissimamente voluto andare in fondo a questo affare, nato da un’imbeccata che Josè Altafini, amico degli amici di Tacopina, diede al presidente uscente lo scorso settembre. In principio Cazzola fu scettico, ma con il passare del tempo ha intravisto in questi acquirenti accolti con freddezza la via di uscita a tutte le pene rossoblù. La storia recente racconta (1983) di Tommaso Fabbretti retrocesso in serie C, in forte difficoltà economica e giudiziaria; racconta ancora (1992) della coppia Gnudi - Gruppioni pronta al rilancio, ma presto costretta a chiedere aiuto a Pasquale Casillo che portò il Bologna di nuovo in serie C e per la prima volta nella sua storia nelle aule del tribunale fallimentare; racconta, infine, (2005) di Giuseppe Gazzoni, che dopo otto anni di navigazione con il vento in poppa e cinque nel mare in tempesta, si è dovuto arrendere, dopo la retrocessione in serie B, all’impossibilità di rimettere in sesto i conti.

Cazzola conosce bene la storia del Bologna e del patimento che ha imposto all’imprenditoria locale. Entrò nel Bologna privo di dubbi: o trovo un alternativa a questo insopportabile tran tran, si disse, oppure, a promozione avvenuta, me ne vado. Bocciata Romilia, se n’è andato. Deciso, nella direzione degli americani e dei loro fondi di investimento. Convinto che si possa applicare il modello di calcio inglese o quello del basket americano al calcio nostrano; sicuro che la nuova economia del pallone (Machester e Liverpool) sia il tram sul quale spingere il Bologna. I successi chiamano il grande pubblico e il grande pubblico chiama i campioni. Mentre i progetti di dignitosa sopravvivenza sono sempre affiancati dal segno "meno". Cazzola è sicuro di quello che fa: e rimane nel Bologna per un anno.

IL PESSIMISTA. I fondi? Un pericolo senza fondo. Metti il caso che il Bologna vada male (non sarebbe la prima volta), le sue azioni perdono valore e poiché a gestirle è un fondo, niente di più facile che finascono dentro ai "bilanciati", quelli dove di azioni ce ne sono otto buone in compagnia di due "ciofeche" da smaltire. Il 10% può finire alle isole Cayman, un altro 10% a Barbados, un altro 10% in Lussemburgo e via di questo passo fino alla totale frammentazione. Da quel momento in poi per chiunque, anche per l’uomo più ricco di Italia che, al pari di Tacopina, mostri un’improvvisa "passion" per il Bologna, rastrellare tutte le azioni per comperarsi il Bologna sarebbe impossibile. E il club che fine farebbe? Una fine orribile: disperso nella tasche di chi neppure saprebbe di averne un pezzettino. Nulla è chiaro in questa storia: non chi o che cosa abbia mosso l’avvocato Usa a lasciare la sua amata Roma per puntare deciso su Bologna: non che storia e che attendibilità abbia Tag presso gli eventuali investitori. Poi: se è vero che Cazzola è così certo di aver garantito un solido futuro al Bologna, perché la notte prima di fissare il prezzo con Tacopina ha offerto la maggioranza a Menarini, scettico della prima ora sulla bontà dell’operazione? Anche se la sua, va detto, sarebbe stata analoga, soltanto mirata a consegnare la società a un gruppo di italo-anglo-svizzeri.
E ancora: perché Joe Tacopina, uomo concreto, uomo di affari, uomo di legge, arriva a Bologna, incontra i media e di fronte alla richiesta di spiegazioni non squaderna le carte, non spiega che tipo di operazione sta facendo e che cosa ha in mente per la società? Perché improvvisamente il prestigioso fondo che doveva rilevare le azioni del Bologna lascia in campo aperto l’avvocato che "salva il c..." a chi ha violato il codice penale, suscitando un’inevitabile ondata di interrogativi? Perché l’affare è stato annunciato prima che fosse chiuso, impedendo agli investitori di svelare la loro identità? Un club di calcio in mano agli americani è una novità assoluta per gli italiani. Già così avrebbe suscitato curiosità e scetticismo insieme, inducendo acquirenti e venditori a essere particolarmente chiari. Ma se a questo si aggiunge l’incognita di un misterioso fondo di investimento che gestirà le azioni, allora lo scetticismo ha inevitabilmente la meglio sulla curiosità. 

di Stefano Biondi










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