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IL COMMENTO

Effetto Tacopina

Joe non se ne abbia a male, ma nessuno meglio di lui incarna il protagonista perfetto per il tormentone dell’estate...

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Stefano Biondi Bologna, 7 luglio 2008- Joe non se ne abbia a male, ma nessuno meglio di lui incarna il protagonista perfetto per il tormentone dell’estate. A Bologna dell’avvocato Tacopina parlano tutti. Con la diffidenza tipica che la città (pronta a specchiarsi da anni nel "modello" che non esiste più) riserva al nuovo ma anche, e soprattutto, per esorcizzare il problema. Qui, da anni, nessuno è capace di far quadrare i conti del pallone.

 

Cazzola vi riuscì con quello a spicchi del basket poi, di fronte ai rombi del calcio, ha detto basta così. Quando lo ha fatto, per caso qualche imprenditore bolognese ha alzato la mano dicendo ci penso io? No. Se ne sono ben guardati tutti. Però tutti, adesso, storcono il naso di fronte alla soluzione Tacopina. Perché è "forestiero", ha un nome che si presta alla risatina. O, hai visto mai, perché ha avuto un po’ di coraggio, un po’ di intraprendenza e lasciando New York per venire a Bologna sta dicendo ai sonnacchiosi imprenditori e ai politici ultraconservatori della sua nuova città che l’affare, il business, è ovunque, basta saperlo cercare. In tanti si sono scottati maneggiando il pallone. Ma non c’erano alternative, non esisteva ancora la strada dell’economia parallela, che Gazzoni ha indicato, che Cazzola ha disegnato e che adesso potrebbe portare a dama proprio lui, l’avvocato Tacopina. Se ci riuscisse, sarebbe una bella sconfitta per molti. Ed è anche per questo che lo gufano.

No, vade retro satana. A Bologna non può arrivare lo yankee con la passione e l’idea giusta (il meglio sarebbe se avesse anche tutti i quattrini necessari, però). Se sbarca, ci dev’essere dietro qualcosa o qualcuno. Questa è l’ultima pista. Tacopina rilascia un’intervista in cui si dichiara ammiratore di D’Alema. Si accende la lampadina: il gioco, quindi, è politico. D’Alema chiama Consorte (ma si parlano ancora?) e gli chiede di tessere l’affare Bologna con uno scopo preciso: liberare Cazzola che così si può candidare a sindaco. D’Alema, va da sé, vorrebbe trovare l’uomo capace di battere Cofferati, considerato un baluardo veltroniano. La roccaforte bolognese di Walter andrebbe quindi abbattuta attraverso chi è capace di smarcarsi da qualunque tentativo di inquadramento, quindi attraverso Cazzola.

 

E Tacopina? Altro non sarebbe che un manager di Cazzola, di Consorte e di D’Alema. Ma chi pagherebbe il Bologna? Udite udite: il solito gruppo degli udinesi, pronti a rientrare dalla finestra nell’affare che l’anno scorso lasciarono sbattendo la porta. E Menarini? Oggi come allora, è contro. Sarà l’effetto del caldo, sarà l’insopprimibile gusto per la dietrologia, ma questa è la storia che circola sotto i portici della città. Ormai è già in saldo.

di Stefano Biondi










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