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IL CASO

Soldi spariti al Pratello: ragioniere indagato per peculato

Volatilizzati da una cassetta di sicurezza 30mila euro. Attacco del sindacato Ugl. L’onorevole di An Enzo Raisi annuncia un’interpellanza al ministro di Giustizia: "Troppi problemi, serve un'ispezione"

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Carcere minorile del Pratello Bologna, 10 luglio 2008 - Quando il fabbro ha aperto la cassetta di sicurezza, tutti i presenti speravano che i soldi finalmente saltassero fuori. Invece, dei trentamila euro non c’era traccia. La cassetta era desolatamente vuota, il ‘malloppo’ aveva preso il volo. Non è il finale (scontato) di un film di serie B, ma è quanto realmente accaduto a fine giugno al Centro di giustizia del Pratello, la struttura amministrativa da cui dipende il carcere minorile. Per l’ingente ‘buco’ nei conti, come ha riferito ieri il Carlino, è stata aperta un’inchiesta dalla Procura: il fascicolo è stato affidato dal pm Luigi Persico a uno dei magistrati del pool che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione. Un ragioniere del Centro, che aveva in gestione quei soldi (e la relativa cassetta), è iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di peculato.

E mentre si delineano meglio i contorni della vicenda, l’onorevole di An Enzo Raisi annuncia un’interpellanza al ministro di Giustizia, "perché mandi al più presto un’ispezione che faccia luce su una ‘mala gestio’ in atto da tempo, di cui l’ammanco dei soldi è solo l’ultimo tassello". Infatti, ricorda Raisi, che tre mesi fa ha fatto una visita ispettiva all’interno del Pratello, "sono molti i problemi accaduti in passato: gli alloggi negati al personale, i lavori di ristrutturazione che durano da anni, i detenuti minorenni utilizzati per un trasloco". Sulla stessa linea d’onda i sindacati, che denunciano, per bocca di Flavio Menna, segretario provinciale dell’Ugl "la disastrosa situazione del Centro di Giustizia, che noi denunciamo da tempo. E’ una struttura che non ha ragione d’esistere, essendo solo uno spreco di denaro pubblico".

Il bersaglio delle accuse di Raisi e dei sindacati è il direttore del Centro di giustizia, Giuseppe Centomani. Va chiarito che in questa brutta storia non c’entra nulla il carcere minorile, visto che il denaro è sparito dalla ragioneria del Centro. Facendo un parallelo con gli adulti, è lo stesso rapporto che c’è fra la Dozza e il Dipartimento penitenziario, la struttura amministrativa da cui dipendono tutte le carceri della regione. L’unica differenza è che, per i minori, c’è un solo carcere in Emilia Romagna, quello appunto del Pratello. Peraltro, è stato proprio Centomani a denunciare, circa una settimana fa, l’accaduto, presentandosi di persona in Procura e parlando con il pm Persico.

La storia è iniziata a gennaio, quando i trentamila euro, su ordine scritto di Centomani, sarebbero finiti nella cassa della ragioneria del Centro, che li ha prelevati dalla Banca d’Italia, la quale li eroga per prassi per conto del Ministero. Dovevano servire a pagare dei capitoli di spesa ben previsti dal bilancio, ma a marzo sono emersi i primi problemi, visto che risultavano scoperti alcuni pagamenti. Sono perciò partiti gli accertamenti disposti da Centomani, per capire cosa stesse succedendo e, soprattutto, dove fosse il denaro.

Il contante fin dall’inizio sarebbe stato custodito da uno dei ragionieri (che ne conservava la chiave) in una cassetta di sicurezza all’interno della cassa della ragioneria. Una procedura peraltro vietata dalla legge. Quello stesso ragioniere, ora indagato, si sarebbe poi messo in malattia. Così sono passate le settimane, fino ad arrivare a fine giugno, quando il direttore Centomani, assistito dal personale, ha incaricato un fabbro di aprire la cassetta.

Quando è stata aperta, però, dentro non c’erano più i trentamila euro. Centomani è perciò andato in Procura a denunciare tutto. Anche se, ha spiegato, "allo stato non si può dire che siano stati commessi reati. Sono in corso accertamenti per capire dov’è finito il denaro, magari utilizzato regolarmente e semplicemente non rendicontanto". Molte spiegazione le dovrà dare il ragioniere indagato. I sindacati, però, si domandano: "Chi doveva controllare quel ragioniere?" 

di Gilberto Dondi










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