Il direttore Fulvio De Nigris lancia un appello al governo. E sul padre della giovane in coma permanente dal 1992 dice: "Credo sia giusto che abbia avuto riconosciuto un diritto che richiedeva per sua figlia"
Bologna, 10 luglio 2008 - Il caso di Eluana Englaro, la donna che dal 18 gennaio 1992 vive in coma permanente dopo un incidente stradale, per la quale i giudici della Corte d'Appello civile di Milano hanno autorizzato a interrompere il trattamento di alimentazione e idratazione forzato che la tiene in vita, continua a far discutere.
Fulvio De Nigris, direttore del Centro Studi per la Ricerca sul Coma di Bologna, lancia un appello al Governo perché ''riattivi subito la Commissione Ministeriale sugli 'Stati vegetativi e sulla dignità di fine vita' istituita dalla scorsa legislatura, utilizzi al meglio i 100 milioni stanziati nella finanziaria per le Unità di Risveglio, completi il censimento dei centri di riabilitazione e le attivazioni delle Suap (Speciali Unita' di Accoglienza Permanente per gli Stati Vegetativi cronici)''.
''Personalmente - ha detto De Nigris - credo sia giusto che il padre di Eluana Englaro abbia avuto riconosciuto un diritto che richiedeva per sua figlia. Dalle sue pacate dichiarazioni, dal desiderio legittimo e dignitoso di chiudersi con sua moglie nella solitudine del proprio dolore familiare, trovo che la decisione della Corte d'appello di Milano ha finalmente reso possibile quell'elaborazione di un lutto per troppo tempo rimasto bloccato. Ma questo non vale per tutti''.
De Nigris ricorda che ''sono migliaia di famiglie che combattono per un possibile risveglio e di benessere per i loro cari'' e che i clinici ''non riconoscono lo stato vegetativo permanente ma solo persistente''. ''Per questo - conclude - ci devono essere diritti di tutti''
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