Accusa di omicidio colposo per tutti gli indagati. La vittima rimase folgorata dall'alta tensione che nessuno aveva provveduto ad interrompere
Bologna, 19 luglio 2008 - Enzo Celeghin mori' nel 2004 a 48 anni, in un cantiere Tav di Bologna, folgorato dall'alta tensione che nessuno aveva provveduto ad interrompere. Per quella morte bianca sono otto le persone rinviate a giudizio, dal gup Gabriella Castore.
L'accusa e' di omicidio colposo. Si tratta del direttore dei lavori di Italferr (societa' del gruppo Ferrovie dello Stato che gestisce i lavori commissionati da Tav Spa), del direttore dei lavori del consorzio Bologna Ponente (costituito dalla Coopsette di Reggio Emilia e dalla Cmc di Ravenna), che ha in appalto l'opera, e da sei tra dipendenti e dirigenti della ditta Bonciani di Ravenna, che opera in subappalto.
Proprio per la Bonciani lavorava da circa sette anni Celeghin.
Il 18 agosto di quattro anni fa l'operaio stava lavorando lungo la linea Bologna-Milano, in un cantiere di via Agucchi: sollevato da un muletto, doveva montare le mensole che sostengono i cavi dell'alta tensione. Un'operazione che per essere effettuata in sicurezza richiederebbe l'interruzione della corrente, accorgimento che non fu preso e che a Celeghin costo' la vita. Il processo iniziera' il prossimo 5 novembre. Da ricostruire la complessa catena di richieste e ordini necessaria all'interruzione dell'alta tensione, compito che poi materialmente spetta a Rfi.
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