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VICTORIA 2000

Gazzoni e altri sette verso il processo
"Azioni dolose per coprire il crac"

Per la procura sono otto i responsabili del crac della società dichiarata fallita il 30 marzo del 2006 alla quale faceva capo il Bologna calcio fino alla cessione

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Giuseppe Gazzoni Bologna, 25 luglio 2008-  Per la procura sono otto i responsabili del crac di Victoria 2000, la società dichiarata fallita il 30 marzo del 2006 alla quale faceva capo il Bologna calcio fino alla cessione, avvenuta l’anno precedente. Tra loro c’è anche l’ex patron Giuseppe Gazzoni Frascara, il presidente che aveva fatto della battaglia al cosiddetto ‘doping amministrativo’ un punto d’onore. Ieri, al suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione, il procuratore capo Enrico Di Nicola ha firmato con i sostituti Enrico Cieri e Flavio Lazzarini gli avvisi di fine indagine nei confronti delle otto persone che, stando agli accertamenti del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, avrebbero mascherato il dissesto della società con una serie di operazioni dolose, portando la Victoria verso il baratro: lo stato passivo stimato dal consulente del tribunale nel corso della procedura di fallimento è infatti di ben 38 milioni di euro.

Oltre a Gazzoni tra i destinatari dell’avviso di fine indagine, atto che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio, ci sono l’ex socio Mario Bandiera, il commercialista Matteo Tamburini e Massimo Garuti, componente del collegio sindacale di Victoria 2000. Per altri due sindaci in precedenza indagati, Mauro Venceslai e Mario Ravaccia, la Procura ha invece chiesto l’archiviazione. Nelle ultime fasi dell’inchiesta sono entrate in scena altre quattro persone, che hanno ricoperto cariche sociali all’interno del gruppo o che ne sono state consulenti. Per tutti l’accusa, documentata dalla relazione del consulente del pm Piero Manaresi e dagli accertamenti della Fiamme Gialle, è di bancarotta fraudolenta. Secondo la ricostruzione della Procura alcune ardite operazioni finanziarie sarebbero state compiute per occultare la grave crisi finanziaria della controllata Bologna Football Club 1909 Spa e consentire l’iscrizione ai campionati secondo i parametri di bilancio prescritti dalla Figc e vigilati dalla Covisoc, entre che già nel marzo del 2002 aveva disposto verso il Bologna la sospensione dei contributi federali e la diffida a sanare il pesante indebitamento nel termine perentorio di 90 giorni.

La fiamme gialle hanno in particolare puntato l’indice su tre grandi operazioni compiute all’interno del gruppo: il conferimento della partecipazione del Bfc nel Bologna football club 1909 Holding Spa (Bfch) e la cessione della licenza d’uso dei diritti televisivi e di immagine da Bfc a Bfch, uno scambio da 20 milioni che avrebbe permesso la sistemazione del bilancio Bfc per l’iscrizione al campionato 2002-2003; la cessione del marchio ‘Mondobologna’ da Bfc a Bfch, connessa e collegata al rientro anticipato dei diritti televisivi e d’immagine da Bfch a Bfc, operazioni che hanno generato in Bfc un aumento dei flussi di cassa e un miglioramento degli indici di bilancio utili all'iscrizione per la stagione 2004-2005; la copertura delle perdite e la ricostruzione del capitale sociale di Victoria 2000 Spa, operazioni del gennaio-aprile 2003 che secondo l’accusa hanno aggravato la posizione debitoria di Victoria per mezzo di cessioni di partecipazioni infragruppo a valori sproporzionati, gettando così le basi per la bancarotta.

 

di Enrico Barbetti










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