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TAC SCAMBIATE AL SANT'ORSOLA

Caso Lanzoni: avviso di fine indagini
Pm: "Corrado non fu il solo a mentire"

Verso il processo per cinque medici e un tecnico accusati della morte della bolognese di 54 anni  deceduta lo scorso 27 settembre dopo aver subito, a causa di uno scambio di tac dovuto ad un'omonimia, l'asportazione di un rene sanoerso

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daniela lanzoni, morta al sant'orsola Bologna, 28 luglio 2008 - Il chirurgo Giuseppe Corrado non e' stato l'unico a mentire agli inquirenti sul caso di Daniela Lanzoni, la donna bolognese di 54 anni che mori' al Policlinico Sant'Orsola di Bologna il 27 settembre dopo aver subito, a causa di uno scambio di tac dovuto ad un'omonimia, l'asportazione di un rene sano. Per la Procura di Bologna, che nei giorni scorsi ha chiuso le indagini sul caso che nell'autunno scorso ha scosso il mondo della sanita' bolognese, il primario di Urologia del Policlinico Sant'Orsola di Bologna, Giuseppe Severini, ha mentito sull'orario di ingresso in sala operatoria e l'ha fatto, si legge nell'avviso di fine indagine che gli e' stato notificato nei giorni scorsi, "per conseguire l'impunita'" dal reato di omicidio colposo. Ecco perche' la Procura, nell'avvisare Severini della chiusura delle indagini (atto che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio), lo accusa, oltre che di omicidio colposo, anche di falso materiale e ideologico.


Secondo il pm Francesco Caleca, Severini e' colpevole di falso ideologico e materiale perche' "alterava i referti in sala operatoria aggiungendovi a mano l'orario di ingresso delle 12.20". La sua entrata, invece, sarebbe avvenuta alle 11.48, essendo cosi' del tutto compatibile con il collegamento al sistema Web, l'unico dove le immagini della Tac di Lanzoni erano state memorizzate correttamente. Se visionate, quelle immagini avrebbero potuto evitare che la donna venisse sottoposta all'intervento, che in realta' non era necessario dato che il rene era sano. Severini, su questa circostanza, fino ad oggi si era sempre difeso, anche davanti all'Ordine dei medici, sostenendo che quel collegamento, benche' fatto con la sua password, non poteva averlo fatto lui perche' in sala operatoria era entrato circa mezz'ora piu' tardi. Per la Procura non e' cosi'.

 

Quanto alle posizioni degli altri indagati- oltre a Severini, i protagonisti della "catena di errori" che porto' alla morte di Lanzoni sono altri cinque medici e un tecnico- tutti hanno ricevuto l'avviso di fine indagine (e dunque si avviano verso il processo) tranne l'anestesista Franco Rubino, per cui la Procura ha ritenuto di chiedere l'archiviazione. Gli altri sono tutti accusati di omicidio colposo.
Rimane pero' piu' grave la posizione del chirurgo Giuseppe Corrado, che venne anche arrestato, a meta' ottobre, dopo che i Nas accertarono la falsificazione della cartella clinica di Lanzoni. A lui la Procura contesta, oltre all'omicidio colposo, anche il falso materiale e ideologico: come lui stesso in parte ammise, fece pressioni su un'infermiera per convincerla ad apportare due correzioni nella cartella clinica. La prima correzione era relativa allo stato di salute di Lanzoni la sera prima del decesso ed era mirata ad alleggerire la responsabilita' di Corrado di aver sottovalutato le possibili avvisaglie della tromboembolia che uccise la donna all'alba del 27 settembre. La seconda correzione, invece, fu quella di inserire in cartella la somministrazione dell'eparina, il farmaco anticoagulante che in reata' alla 54enne non venne mai dato. Corrado davanti al gip disse di aver indotto quest'ultima correzione nella convinzione che l'anticoagulante fosse effettivamente stato dato. Per l'infermiera, la quale fu fin dall'inizio accusata solo di falso materiale, la Procura di Bologna al termine delle indagini chiede l'archiviazione. Le accuse di falso mosse a Severini e Corrado sono aggravate dal fatto di essere reati commessi nell'intento di "conseguire l'impunita'" dal reato di omicidio colposo di cui sono stati accusati.

Le responsabilita' degli altri indagati, al termine dell'inchiesta, rimangono le stesse gia' delineate in modo nettissimo dalla perizia dei consulenti tecnici della Procura. Nelle 84 pagine della consulenza, i periti Giovanni Beduschi, Fabrizia Fregni, Giampaolo Bianchi e Ennio Gallo misero nero su bianco l'"intreccio fra la serie causale di negligenze ed imprudenze plurime", che determinarono una "cascata di eventi" fino ad arrivare alla morte della paziente. Tutti loro, secondo il pm Caleca, sono responsabili delle "condotte colpose" e hanno "cooperato" nel portare alla morte della donna.
Il primo errore, nella lunga catena, fu quello del tecnico di Radiologia Stefano Chiari, che sbaglio' (per due volte) le operazioni di memorizzazione delle immagini di Daniela Lanzoni.
Alla paziente, infatti, nel sistema di memorizzazione Pacs, Chiari attribui' le immagini della quasi omonima Teresa Lanzoni.
La radiologa Maria Cristina Galaverni sbaglio' perche' compilo' il referto della 54enne senza accorgersi che le immagini si riferivano ad un'altra paziente. L'urologa Paola Bacchetti non vide gli errori del tecnico e della radiologa e firmo' la richiesta di operare Lanzoni senza compiere le necessarie verifiche. L'intervento a livello tecnico, dissero i periti, venne realizzato in modo ineccepibile. Quanto alla responsabilita' del decorso operatorio, per la Procura ne sono responsabili insieme Severini e Corrado. E la mancata somministrazione dell'eparina venne giudicata dai periti come "causalmente rilevante e da sola sufficiente a determinare la complicanza mortale". Il chirurgo Alberto Benati e' in posizione defilata: a suo carico c'e' il fatto che omise di controllare la situazione delle paziente (accedendo al sistema Web) prima di prendere parte all'intervento.










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