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STRAGE 2 AGOSTO

Per Rotondi piazza divisa tra fischi e applausi

Quando sale sul palco il ministro la sinistra radicale lascia la stazione. Il commento: "va tutto bene". La reazione della gente alle contestazioni: "Così offendete i morti" 

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Rotondi Bologna, 3 agosto 2008 -  SOLO che, quando prende la parola il ministro, se ne vanno anche gruppi di cittadini, non solo contestatori di professione intruppati sotto le solite bandiere. Come quel pensionato artigiano — «sono uno dei tanti» — che affronta i fischiatori e li schiaffeggia, moralmente: «E’ un’offesa ai morti, lo volete capire? Voi non siete di Bologna, non sapete niente». Ma poi s’incammina e volta le spalle al palco, come tanti, in questo ventottesimo anniversario della strage alla stazione che provocò 85 morti e 200 feriti. «Se n’è andata metà della piazza», valuta più tardi il presidente dell’associazione vittime, Paolo Bolognesi. Per la questura, invece, si è eclissato un terzo dei presenti. Sia come sia, Bolognesi non si scompone: «La contestazione è sempre stata preventiva». E con un «sono dei poveretti», stronca Rifondazione che aveva gioito: «Chi ci pensava avulsi dal sentire comune ha trovato la smentite nella piazza che si è svuotata».
Il Prc aveva ampiamente annunciato lo strappo. Come il sindacato di base. Le Rdb s’allontanano srotolando un grande striscione che promette al governo: «Ci rivediamo in autunno». Nel gruppo della Fiom sfila anche il segretario nazionale Gianni Rinaldini. Il grosso dei metalmeccanici aveva già anticipato l’esodo quando era ormai alle conclusioni il sindaco Sergio Cofferati. Contestato, anche lui.

TRA I POCHI che restano in piazza a fischiare per tutti gli otto minuti di Rotondi ci sono gli anarchici dell’Assemblea antifascista permanente. Gridano «basta» e intonano «Bella ciao». Ma hanno anche un conto in sospeso con il sindaco della legalità. «Vai sul Reno!», gli gridano, per rinfacciargli gli sgomberi dei rom e le ruspe che hanno abbattutto i villaggi sul fiume.

E’ UNA PIAZZA meno affollata ma anche livorosa di sempre, nella città che si prepara al voto, nel 2009. Anche Rotondi, che già si prenota per la prossima volta, lo riconosce. «Ieri sera (venerdì, ndr) ero andato a cena con Buttiglione — confida mentre sta tornando a Roma —. Mi aveva messo in guardia: preparati, non riuscirai neanche a finire il discorso, la piazza è violentissima. Invece sono stato anche applaudito, alla fine. La novità è che abbiamo dato, tutti assieme, un segnale diverso. Mi hanno ripetuto in tanti che stavolta il governo è stato accolto diversamente. Non dico sia stato un successo ma non si può certo titolare sui fischi, come ha fatto qualche tg. La piazza svuotata? L’espressione mi pare un po’ forzata».
E’ vero che i fischi sono spenti, isolati, fanno quasi tristezza. Il meccanismo del prendere su e andare via, invece, resiste eccome. E pare una contraddizione, perché la piazza rimane comunque colpita da questo ministro democristiano che punta sulle emozioni e sull’antifascismo. «Bravo e misurato», gli riconosce Libero Mancuso, l’assessore della gaffe, che aveva definito Rotondi «del tutto incolore». Dopo la lettera di scuse, ieri c’è stato il chiarimento. Stretta di mano e battute, «perché tra chi ha l’accento napoletano le cose si chiariscono così», sorride Rotondi. Nel suo intervento, il ministro riesce a convincere anche un ex Prc come Riccardo Malagoli. «L’ho anche applaudito — ammette —. Ma se uno ha quelle idee si deve dimettere. Perché il capo del suo governo aveva la tessera della P2».


 

di RITA BARTOLOMEI










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