Intorno alla sua ricandidatura si stanno raccogliendo migliaia di firme e si svolgono dibattiti molto frequentati. "Dobbiamo restituire la città ai cittadini, il degrado è spaventoso. Bologna ora è come un ristorante dove si paga molto e si mangia male"
Bologna, 8 agosto 2008 agosto 2008 - Giorgio Guazzaloca, ex sindaco di Bologna e unico primo cittadino non di sinistra del dopoguerra, è pronto a scendere di nuovo in campo per guidare dal prossimo anno l'amministrazione. ''Dobbiamo restituire la città ai cittadini. Questo è il progetto per cui bisogna adoperarsi e sul quale, se i cittadini lo vorranno, allora potrò candidarmi'' sostiene in un'intervista rilasciata a 'Panorama' .
Non solo, l'ex sindaco si sofferma anche sulle emergenze della città: ''Bologna è in crisi rispetto a se stessa, è una città a cui è stata spenta la luce, come un ristorante dove si paga molto e si mangia male. Siamo tra le città dove si pagano più tasse ma anche l'ultima per sicurezza. L'occupazione è ai livelli degli standard svedesi, ma il degrado è spaventoso".
Intorno alla sua ricandidatura si stanno raccogliendo già migliaia di firme e si stanno svolgendo incontri e dibattiti molto frequentati soprattutto da gente che non milita nei partiti. "Qui l'amministrazione ha voluto affossare la realizzazione della metropolitana buttando al vento 600 miliardi di vecchie lire che da sindaco ero riuscito a far stanziare''. E conclude: "Per Bologna l'unica cosa certa è che non bisogna più dare deleghe in bianco".
Guazzaloca, qualora decidesse davvero di scendere in campo il prossimo anno contro Cofferati, conta di 'strapparè all'ex segretario della Cgil anche alcuni voti dei centristi del centrosinistra. Intanto, 'Il Resto del Carlino' manda in edicola un opuscolo dal titolo 'Bologna, o cara! Pensieri di un bolognese sospeso tra amore e delusione', in cui sono raccolti gli scritti che in questi ultimi due anni 'Guazza', con lo pseudonimo di 'Arturo', ha pubblicato sul giornale bolognese per commentare situazioni e fatti della città e "colpire - come egli stesso scrive nella prefazione al libro - il diluvio di parole e di proclami pronunciati dai nostri amministratori senza che ad essi sia seguita una seppur minima realizzazione".
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