Davanti al gip i presunti terroristi islamici arrestati sabato dalla Digos di Bologna tra Imola e Faenza. Non c'erano attentati in programma in Italia, ma il progetto di andare a combattere in Iraq o Afghanistan
Bologna, 11 agosto 2008 - Davanti al gip di Bologna Milena Zavatti, domani si svolgeranno gli interrogatori di garanzia dei cinque presunti terroristi islamici arrestati sabato mattina dalla Digos di Bologna tra Imola e Faenza. Gli arrestati sono cinque tunisini e un marocchino, tutti in regola tranne uno, con l'unico sogno di combattere la Jihad che porta dritti in paradiso.
Da quanto è emerso non c'era nessun attentato programmato in Italia o in Ue , bensì il progetto andare a combattere in Iraq o Afghanistan. Dopo tre anni di indagini, gli agenti hanno eseguito cinque delle sei ordinanze di custodia cautelare in carcere chieste dal pm Luca Tampieri e concesse dal gip Rita Zaccariello.
La sesta persona è sfuggita alla cattura solo perché si trovava per problemi personali nel suo paese. Il capo della cellula neosalafita e jihadista legata ad Al Qaeda e compartimentata è Khalil Jarraya, detto il colonnello perchè aveva combattuto in Bosnia. Viene considerato la guida operativa, militare e ideologica-spirituale del gruppo. Originario di Sfax, 38 anni, nullafacente e non in regola con le norme sul permesso di soggiorno perchè la richiesta gli era stata respinta e aveva in corso un'opposizione. Lui, secondo gli inquirenti, era il leader incontrastato. Colui che invitava i fratelli a occidentalizzarsi il più possibile per passare inosservati.
L'uomo viveva grazie ai soldi che gli passavano i suoi connazionali che frequentano la moschea di Faenza dove abitava con la famiglia, ossia grazie alla 'Zakat', l'offerta rituale coranica, una sorta di elemosina. Ma spesso i soldi che gli davano li usava per finanziare la Jihad. Hecmi Msaadi, tunisino di 31 anni, era residente a Imola. Per gli investigatori era pronto a partire per l'Iraq. Poi Mohamed Chabchoub, di Sfax, 43 anni, residente a Toscanella di Dozza, sposato e padre di due bambine. Lui è considerato il luogotenente del gruppo, l'esperto informatico. Era lui che aveva dei contatti con altri terroristi attraverso la rete. Spesso invitava gli amici a casa sua per far vedere dei video in cui venivano riprese delle scene definite raccapriccianti dal pm con esecuzioni, omicidi o attentati erroristici. Immagini che faceva vedere pure alla figlia di quattro anni.
Le indagini sono partite proprio da lui. Il trentaquattrenne Chedli Ben Bergaoui, residente a Imola, è stato arrestato alla stazione di Bologna. Stava prendendo un treno per raggiungere Genova e da lì si sarebbe imbarcato per la Tunisia. Il quinto arrestato è il marocchino Mourad Mazi di 33 anni, residente a Imola. Tutti erano disponibili a fare la Jihad, a immolarsi, hanno spiegato gli inquirenti, ma nel frattempo il loro ruolo era di fare proselitismo e fornire supporto logistico a chi li precedeva. Il gip scrive che "per la gloria di Allah hanno come unico strumento la violenza stragista del martirio".
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