Viaggio negli uffici comunali dove, dopo la cura del ministro, sono crollate le assenze per malattia. Le intervistate al cronista: "Saremmo curiose di sapere quali sono i settori del Comune che hanno registrato i cali maggiori"
Bologna, 14 agosto 2008 - "Allora, è vero. Ha ragione Brunetta. I numeri si commentano da soli", affermano candidamente Lucia e Natalia, due dipendenti del settore Acquisti. La loro risposta esplode tra i coloratissimi corridoi della nuova sede unica degli uffici comunali in via Fioravanti. Avresti scommesso su una maggiore ‘resistenza’. Tuttavia, non è l’unica. All’indomani della pubblicazione dei dati relativi al forte crollo delle assenze per malattia registrate nel mese di luglio — oltre mille giornate in meno rispetto all’anno precedente — gli impiegati del Comune recitano il mea culpa. Certo, gli scansafatiche nessuno li conosce. Fannulloni forse, delatori mai. Ma a pensare che i provvedimenti restrittivi del ministro della Funzione pubblica abbiano colto nel segno sono in parecchi.
Lucia e Natalia incrociano il cronista mentre stanno uscendo in strada per fumarsi una sigaretta. Chi ha progettato la nuova sede — circa 33.000 metri quadri di superficie — si è dimenticato la zona fumatori. Fuori è un via vai pressoché continuo. Fannulloni? "Nel nostro settore non ce ne sono, ma il riscontro c’è — ammettono —. I dati sono sorprendenti". Quindi, provano a suggerire un diverso approccio al tema. "Queste statistiche — sostengono — sono un po’ grossolane. Per capire bene come stanno le cose, bisognerebbe avere i numeri disaggregati. Saremmo curiose di sapere — aggiungono maliziose — quali sono i settori del Comune che hanno registrato i cali maggiori".
Antonella Bresciani, del settore Entrate, la pensa allo stesso modo, anche se avanza qualche perplessità sulle misure adottate. "Sono d’accordo — dice — sul fatto di colpire i furbi. Ma chi è fannullone, fannullone resta anche senza andare in malattia. Sono i dirigenti che dovrebbero controllare il rendimento degli impiegati e premiare il merito".
Solo Doriano Zappaterra, dipendente del settore Lavori pubblici e delegato della Cgil, alza le barricate. Lo scorso 10 luglio era in piazza a manifestare contro il decreto Brunetta. E, quando ci avvista, ci invita subito nel suo ufficio. La stanza, al quarto piano della Torre B, è ancora piena di scatoloni da sistemare, ma lui si ferma volentieri a chiacchierare con i cronisti. "Non è così che si fa. Quello che sostiene il ministro — tuona — non mi spaventa. Dice anche cose giuste. Ma non si può fare di ogni erba un fascio. C’è una differenza abissale tra chi lavora negli enti locali e chi nei ministeri. Qui si sta mettendo tutto nello stesso calderone".
La sua è una tesi che non convince, però. A Palazzo d’Accursio le risposte prendono ben altra direzione. Sembra quasi che tra i voltoni della vecchia sede comunale aleggi inespresso un "finalmente". "Non sono convinta che Brunetta abbia tutte le ragioni, ma ho come l’impressione — afferma timidamente Alberta Govoni — che una certa percentuale di lavativi esista". Mentre Anna Maria Bormani, dipendente dell’ufficio Commissioni consiliari, replica secca. "I fannulloni? Ci sono anche qui, come in tutti i posti di lavoro. Ma la cosa non mi riguarda. Io di assenze non ne faccio mai".
di Nicola Cappellini
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