Dopo le polemiche sull'incendio di Palazzo Albergati, Hera respinge le accuse riguardo ai bocchettoni bloccati. E' stata "una serena conversazione - spiega Bruschi -, abbiamo assicurato a Persico collaborazione totale"
Bologna, 18 agosto 2008 - Dopo le polemiche scatenate dall'incendio di Palazzo Albergati, Hera respinge ogni accusa riguardo ai tempi resisi necessari a liberare il bocchettone dell'acqua in via Saragozza. E lo fa dagli uffici della Procura di Bologna, dove stamattina si è recato il direttore generale di Hera Bologna, Angelo Bruschi, rientrato appositamente dalle ferie e accompagnato dall'avvocato Patrizio Orlandi.
Bruschi è stato ascoltato dal pm Luigi Persico, titolare del fascicolo. Un semplice "scambio di idee", spiegano in piazza Trento e Trieste, seguito alla richiesta da parte di Persico di fare chiarezza su alcuni elementi, in particolare la tempistica e le modalita' dell'intervento del personale di Hera nelle operazioni di spegnimento. E' stata "una serena conversazione - spiega Bruschi uscendo dall'ufficio del pm - e abbiamo assicurato a Persico la più ampia e approfondita collaborazione di Hera".
Sui contenuti del colloqui Bruschi non si sbottona, ma è evidente che sul tavolo ci sono soprattutto le tre ore che secondo i Vigili del Fuoco ci sono volute a liberare il bocchettone asfaltato. "Le ricostruzioni fatte dagli organi di informazione circa la nostra operatività - si limita a dire Bruschi - non corrispondono alle nostre evidenze, ma su questo continueremo ad avere un canale di comunicazione diretta con la Procura". In altre parole, i tecnici di Hera sarebbero intervenuti tempestivamente rispetto alla richiesta giunta loro. Resta da chiarire, però, quando effettivamente questa richiesta è partita. Bruschi, per ora, non lo anticipa: "Sono aspetti che fanno parte della relazione che consegneremo a breve in Procura".
Persico, intanto, incassa la disponibilità assicurata da Hera e si prepara a ricevere la documentazione. La società di viale Berti Pichat dovrà dimostrare di essere intervenuta prontamente, raccogliendo le dichiarazioni dei propri dipendenti coinvolti nelle operazioni e fornendo una precisa scaletta dei tempi. Nel frattempo, Bruschi ha spiegato che sul posto si recò di persona il dirigente tecnico di guardia, e che fino alla smuratura del bocchettone di via Saragozza gli altri idranti della zona hanno comunque grantito l'acqua e la pressione necessaria per intervenire sulle fiamme.
Prima di leggere la relazione tecnica, però, la Procura definisce "prematura" qualsiasi valutazione di merito.
Il numero degli indagati, intanto, resta invariato: si tratta di Mauro Sarti, titolare dell'impresa che stava eseguendo i lavori, dell'operaio ucraino che era con lui sul tetto quando è scoppiato l'incendio, dell'architetto direttore dei lavori, del geometra responsabile per la sicurezza nella fase di progettazione e dell'ingegnere responsabile della sicurezza nella fase esecutiva.
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