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Sicurezza nei parchi: ma i controllori cosa verificano?

Se lo chiedono magistratura e Comune dopo l’incidente del 19 luglio quando il cavo di un’altalena cedette e il piccolo Karim finì in coma. I tecnici comunali monitorano le imprese appaltatrici, però non hanno l'obbligo di fare rapporto

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I parchi di Bologna Bologna, 21 agosto 2008 - Quel quadratino là, sullo schermo, sta per "un’altalena biposto", con tanto di marca. Basta cliccare per scoprire la didascalia. E’ così per ogni simbolo che appare sullo schermo. Insomma visto sul video il sistema dell’ultimo Global service deciso dal Comune sul verde è un mondo perfetto. Si contano addirittura i 90mila alberi e i giochi nei parchi, da qui sembra che nulla sfugga. C’è un call center attivo giorno e notte che raccoglie le segnalazioni di vigili o quartieri, soprattutto sui danni. Schede aggiornate periodicamente. Ma è davvero tutto sotto controllo?

 

Non se lo chiede solo la magistratura dopo l’incidente del 19 luglio ai giardini John Lennon del San Donato, quando il cavo di un’altalena ha ceduto e il piccolo Karim di sette anni ha sbattuto la testa ed è finito in coma. Lo stesso Comune riflette. Oggi è previsto un incontro tecnico ad alto livello. Saranno presenti Enzo Scudellari, l’ingegnere dei Lavori pubblici che si occupa del Global service, e Roberto Diolaiti, il direttore del Verde. Alla domanda: cosa c’è da cambiare, l’ingegnere è prudente: "Bisogna chiedersi, ad esempio, quale debba essere la frequenza ottimale di controlli per ogni area. Dipende anche da quanto è frequentata". Oggi funziona così: ci sono 1220 ettari di verde in città ‘consegnati’ a un consorzio. Il Global service prova a disciplinare tutto, dall’attività giornaliera a quella annuale. Le imprese s’impegnano a raggiungere i risultati chiesti dall’amministrazione. L’ultimo appalto è datato al maggio di quest’anno.

 

Sono stati firmati quattro contratti separati su verde, strade, edilizia e pulizie. In tutti i casi la soluzione è sempre la stessa. "Dai tempi di Guazzaloca — spiega Scudellari — sono state consegnate le chiavi della città a un soggetto esterno. L’amministrazione ha mantenuto per sé il controllo". Il verde costa al Comune nove milioni all’anno ma i tecnici ripetono concordi: "Non è vero che è un prezzo alto, è tra i più bassi sul mercato, invece. A Milano, ad esempio, spendono molto di più".
Ma nella pratica chi va in giro a verificare se le aziende del Global fanno quello che hanno sottoscritto? Il contratto è talmente dettagliato da arrivare a definire quanto dev’essere lunga l’erba nei giardini pubblici. Diolaiti conta "dieci tecnici del Comune che ogni giorno controllano il lavoro delle imprese. No, non sono pochi anche per 1220 ettari. Uno per ogni quartiere mi pare sufficiente.

 

Anzi, certi quartieri che non hanno tanto verde portebbero anche essere accorpati". Sono questi dipendenti comunali che, ad esempio, devono rendersi conto se i giochi dei parchi sono lavati davvero una volta al mese o controllati dai tecnici ogni sei mesi. Così come prevedono gli impegni e le scadenze. Pero’ c’è un punto debole: chi verifica non è tenuto a fare rapporto. E’ davvero il migliore dei mondi possibili? Forse in Comune qualche riflessione cominciano a farla se Scudellari conclude: "Oggi non esistono resoconti di questa attività. Forse è il caso di capire, d’ora in poi, cosa misurano i controllori".

 

di Rita Bartolomei










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