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MACABRA SCOPERTA IN VIA DEL TERRAPIENO

Cadavere mummificato nella scarpata
E' il tecnico di Veterinaria scomparso

In base ai primi accertamenti l'uomo sarebbe morto da circa 15 giorni. L'identificazione grazie a un portadocumenti ritrovato in una tasca. Il fratello: "Non speriamo più, mi sembra proprio lui"

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scientifica Bologna, 3 settembre - COME è arrivato in fondo alla piccola scarpata che segue il ponte di via del Terrapieno e precede di poco l’uscita Roveri della tangenziale il corpo di Giuliano Panico, il trentanovenne di origine napoletana domiciliato a San Giovanni in Persiceto, scomparso da casa una ventina di giorni fa? E come e perché l’uomo è morto? Sono questi gli interrogativi ai quali la polizia e il medico legale Emanuela Segreto dovranno cercare di dare risposta nei prossimi giorni in un’indagine che appare molto complessa.

SUL FATTO che il corpo mummificato, trovato lunedì pomeriggio da alcuni operai del Comune, sia quello di Panico restano ormai pochi dubbi: al di là della difficoltà di identificazione dovuta proprio all’avanzato stato di decomposizione del cadavere, gli inquirenti hanno trovato in una tasca dei pantaloncini che indossava una ricevuta bancaria a lui intestata. Non solo: anche il fratello di Panico, Vincenzo, arrivato ieri mattina da Giugliano, il paese del Napoletano in cui risiede la famiglia, conferma che quei resti potrebbero essere proprio quelli di Giuliano.

«DA CIO’ che mi hanno fatto vedere — spiega — non si riesce a capire molto, ma l’altezza corrisponde a quella di mio fratello, così come i vestiti mi sembrano i suoi. Non c’è più molto da sperare: credo proprio che sia lui. Ho anche già avvisato nostra madre delle altissime probabilità che i resti ritrovati siano quelli di Giuliano».

VINCENZO non riesce a capire come mai il fratello, che lavorava come tecnico nelle stalle della facoltà di Veterinaria a Ozzano e abitava a San Giovanni, sia finito in quella scarpata. «Non so spiegarmi perché sia stato trovato lì», dice. E a proposito dei problemi che il fratello aveva con la droga aggiunge: «Aveva alti e bassi, sì. Non so come stesse ora, l’ultima volta l’avevo visto due mesi fa». Vicino al corpo del trentanovenne comunque non è stata trovata alcuna siringa, segno che anche se l’uomo fosse morto per overdose, il fatto non sarebbe avvenuto lì.

IL MEDICO legale Emanuela Segreto, che ha ricevuto l’incarico di procedere nell’autopsia dal pubblico ministero Morena Plazzi, ieri ha dato una prima occhiata superficiale al cadavere. Saranno eseguite alcune radiografie, tra le quali quelle delle arcate dentali. Per ora, lo stato di decomposizione e mummificazione del corpo non permette di avanzare ipotesi sulle cause della morte. E’ anche impossibile stabilire se sul cadavere si trovino segni di proiettili o di ferite mortali. Insomma, il mistero resta ancora tutto da svelare e solo oggi, quando inizieranno i primi rilievi autoptici, si potrà sapere qualcosa di più.

LA POLIZIA intanto indaga sulle circostanze della scomparsa dell’uomo e, certamente, una volta che avrà in mano dati certi sulle cause della sua morte potrà tentare di svelare il mistero di quel corpo finito in una scarpata, con i pantaloncini abbassati e in una posizione che il medico dell'ambulanza che per primo l’ha visto ha giudicato «innaturale». Contorto, abbracciato al tronco sottile di un albero, riverso sulla parte destra. Quasi fosse stato gettato lì, in un punto ben nascosto dalla vegetazione, come un sacco di cui ci si vuole liberare in fretta.










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