Dopo l'exploit di San Siro il pericolo si chiama euforia. Il tecnico va in contropiede: "Abbiamo concesso troppe occasioni, il Milan non meritava di perdere. Valiani: Volare basso e crescere"
Bologna, 3 settembre 2008 - MOLTI appunti e pochi elogi per il Bologna che ha sbancato San Siro, guadagnandosi la copertina del campionato. Pirro Arrigoni: ecco chi non vorrebbe diventare il tecnico. Teme che la vittoria induca la truppa a perdere il senso delle proporzioni, che la squadra si addormenti sul materassino delle vacanze, mentre la corrente lo spinge al largo. E va giù pesante, come neppure ha fatto nei momenti peggiori. Niente di nuovo. Sta tutto scritto nel manuale del buon allenatore: quando sono giù, se ce la fai, tirali su e quando camminano senza appoggiare i piedi per terra, mettigli dei pesi nelle tasche.
Arrigoni, il Bologna si è meritato la vittoria con il Milan?
«Ci ha provato e gli è andata bene. Non siamo stati super, ma la fortuna ci ha assistito. Diciamo che il Milan non meritava di perdere».
Com’è noto, la fortuna aiuta gli audaci.
«Lo siamo stati anche troppo, soprattutto nel concedere a loro un’infinità di cross dentro la nostra area. Diciamo pure che ci è andata bene».
Quando, in particolare?
«In tre circostanze avremmo potuto prendere gol da Ronaldinho, da Inzaghi e da Shevhchenko, causa nostre distrazioni».
Che disastro, Arrigoni. C’è anche qualcosa da salvare?
«Sì. La capacità di reagire ai momenti di difficoltà. Speravo che il Bologna l’avesse e sono contento di averla vista».
E pensare che dall’esterno era sembrato il miglior Bologna possibile.
«In parecchi possono fare di meglio».
Chi in particolare?
«Chi non aveva mai giocato nel ruolo che gli ho chiesto di ricoprire».
Fuori i nomi dei colpevoli.
«Nomi non ne faccio mai».
Via Arrigoni, sia buono: in fondo era la prima contro una squadra di serie A.
«Ho visto attimi di superficialità e di disattenzione da evitare. Nella nostra area si sono infilati uomini che di solito non perdonano e nessuno dei nostri che abbia pensato di seguirli».
E Ronaldinho ha spesso avuto lo spazio e il tempo necessari a giocare e pensare liberamente.
«Questa, però, era una scelta nostra. Lasciarlo fare, quando era largo a sinistra, per chiudere bene sugli altri. Ecco, avremmo dovuto chiudere meglio».
Senta Arrigoni, lei davvero si aspettava un debutto migliore?
«No, ma mi preme spiegare che i margini di crescita sono notevoli».
E teme che il Bologna si rilassi dopo la prima curva, giusto?
«Sono curioso di vederli nell’amichevole contro l’Imolese i miei giovanotti».
Probabilmente si può togliere Imolese e mettere Atalanta, per decriptare la battuta.
«No, è presto per parlare della prossima partita. In mezzo c’è la sosta. Voglio proprio vedere se con l’Imolese ci sarà un salto di qualità».
Rispetto alla partita con il Milan?
«No, rispetto all’amichevole di Castel San Pietro. Perchè là giocammo da schifo».
Parliamo delle partite ufficiali. Forse il Milan ha tirato troppo verso Antonioli.
«Meno di quanto si dica. Inzaghi ci ha provato di testa e in tanti hanno detto che se fosse stato ispirato ci avrebbe fatto a fette. Falso. Inzaghi ha colpito palloni lenti che di testa non poteva trasformare in bolidi».
Finalmente un’appassionata difesa dei suoi.
«E’ già finita. Mi viene in mente che il Milan ci ha regalato tutta la nostra fascia destra. Zenoni arrivava fino in fondo senza trovare ostacoli, ma noi di insistere su quella giocata no, neanche per idea».
Meno male che Valiani ha segnato quel gran gol.
«Bisogna che Valiani continui a volare basso come tutta la squadra. E che migliori. Perchè, gol a parte, non ha giocato una grande partita».
Di Vaio è stato grande?
«Ha dimostrato che la gamba è ancora quella dei giorni migliori».
Parliamo di lei, adesso. Pareri unanimi: l’allenatore ha indovinato tutte le mosse.
«Le ho fatte pensando un po’ a noi e un po’ agli altri, stando attento a mettere dentro chi mi dava maggiori garanzie di tenuta. Castellini, Marazzina e Mudingayi non avrebbero retto tutti i novanta minuti».
Il vostro meglio qual è stato?
«Siamo ordinati, bellini, bravini. Siamo anche guardinghi e non mostriamo ancora lo spirito che a me piacerebbe vedere. Sono anche disposto a rischiare qualcosa pur di riuscire a dare qualche schiaffo in più, ma ancora la squadra in questo non mi segue».
Adailton giocherà ancora da esterno destro?
«In emergenza, non contro l’Atalanta. Due punte più Ada sono troppo per noi. Voglio proprio vedere come se la cava il Bologna contro una squadra che ti sta addosso per tutta la partita senza concederti niente».
E’ contento dell’arrivo di Marchini?
«Ci porterà sulla fascia destra la corsa che ci mancava».
Aspettava altro dal mercato?
«No».
Forse qualche cessione.
«Ne volevo venti più i tre portieri. Ne ho tre in più: significa doverne mandare cinque in tribuna».
di Stefano Biondi
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