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Francesca Menarini conferma il mister
"Lunga panchina ad Arrigoni"

Il presidente ai cronisti: "Il gruppo è unito, dalle potenzialità inespresse: ha tutto per salvarsi. Non faremo acquisti in corsa: ma a gennaio siamo pronti ad interventi decisi"

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Arrigoni Bologna, 30 settembre 2008 - Quattro partite, quattro sconfitte. Il mandato presidenziale di Francesca Menarini è iniziato così. Il Bologna non l’ha messa a suo agio, non le ha dato il tempo di calarsi nella parte senza incontrare grossi ostacoli. Gli interrogativi che la chiamano in causa sono di questo tenore: il Bologna si salverà? L’allenatore rischia la panchina? La campagna acquisti è tutta sbagliata e tutta da rifare? Lei, il presidente, risponde senza addentrarsi nei meandri della tecnica, ma rifacendosi ai principi che animano l’attuale dirigenza: si decide valutando la bontà delle persone e le situazioni. Ci si fida dei propri collaboratori, in questo caso Arrigoni e Salvatori e, soprattutto, non si cede alla tentazione di scaricare la colpa su nessuno. Per questo, di fronte all’opportunità di alleggerire il peso delle reponsabilità, Francesca non ha neppure un attimo di cedimento: "No, non si può dire che questo non sia il nostro Bologna. Noi, anche prima che Cazzola rendesse operative le decisioni, abbiamo sempre espresso il nostro parere".

 

Dirigenti che non alzano la voce, che non indicano un colpevole e pronti a metterci la faccia. Come ha fatto ieri la signora presidente: tutti l’hanno cercata per sapere che ne sarà di questo Bologna battuto per tre volte consecutive in casa e lei ha dato a tutti appuntamento in sede, a Casteldebole, pronta a immolarsi sull’altare sconsacrato delle crisi calcistiche. Quasi un’ora di domande e di risposte, necessarie per sviscerare gli argomenti più caldi. Il primo: la posizione di Arrigoni. Il secondo: la disponibilità economica della società rispetto al prossimo mercato. Terzo: come affrontare la difficoltà. Quarto: quanto la nuova dirigenza ha inciso sulla costruzione di questa squadra. O, stesso argomento senza i veli della diplomazia: qualcuno aveva avvertito la famiglia Menarini delle difficoltà che avrebbe incontrato nella gestione di un’eredità così scomoda?

 

ArrigonI: "La sua riconferma è a lunga scadenza. Lo diciamo anche se nessuno gli ha mai dato l’ultimatum. Siamo convinti che la squadra abbia potenzialità inespresse e che il gruppo sia unito. Abbiamo affrontato più volte l’argomento confrontandoci anche con i giocatori: siamo sicuri che seguano tutti le direttive del mister. A me non chiedete pareri sulle formazioni, sulle scelte dei giocatori o dei moduli, perché non sono in grado di darli. Il mio giudizio è sulla professionalità: la pretendo da tutti, com’è ovvio che sia. Ne ho vista tanta contro il Napoli, molta di più di quanta non ce ne fosse con l’Udinese. Ecco, mi arrabbierei se vedessi altre prestazioni opache e arrendevoli come quella".

 

Il mercato: "Adesso, in corsa, non interverremo. Non attingeremo al mercato dei calciatori svincolati. Ma siamo pronti a intervenire anche decisamente sul mercato di gennaio, quando sarà più semplice valutare le potenzialità della squadra".

 

La crisi: "Non ho la bacchetta magica, ma credo che la squadra adesso sia psicologicamente frenata. Poi, non ha ancora affrontato le squadre del suo livello. Inizieremo a farlo dopo la nona giornata, con la speranza che il divario fra noi e le altre sia facilmente colmabile. In queste quattro giornate ci siamo fatti male, quindi adesso bisognerebbe andare a fare punti anche sui campi cosiddetti impossibili. Per quanto riguarda l’organigramma societario, non è previsto alcun cambiamento". Leggi anche: il direttore sportivo non è in pericolo e in entrata non c’è un direttore generale esperto di calcio.

 

Niente alibi: "Siamo tutti sul banco degli impuati e non è importante se Arrigoni, nel dire che la squadra era completa, indossava i panni dell’allenatore o quelli dell’uomo di azienda. La campagna acquisti è stata condotta di comune accordo con Cazzola fino al 2 agosto e con Salvatori e Arrigoni nei giorni successivi. Siamo tutti sul banco degli imputati, io stessa lo sono. Il nostro obiettivo, dichiarato fin dall’inizio, è quello della salvezza. Se abbiamo tenuto testa a lungo anche a squadre più blasonate della nostra, è segno che ce la possiamo fare".

di Stefano Biondi










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