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LO SHOW DEI COLDPLAY

Urlano le lacrime di rock "Viva la Vida!"

Il concerto all’ex PalaMalaguti, ora Futurshow Station. Cascate di palloncini e di farfalle: la band inglese rapisce i cuori di dodicimila fan

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Coldplay Bologna, 30 settembre 2008 - I Coldplay sono la band inglese che più di qualsiasi altra è riuscita a trasformare la prevedibilità delle proprie canzoni nel punto di forza di un pop vistosamente bello, di un repertorio che trova proprio nella forza dei suoi brani facili facili il grimaldello per scardinare le hit-parade. Prova ne sia l’ultimo singolo Viva la vida, riuscito nell’impresa di scalzare Giusy Ferreri con la sua Non ti scordar mai di me dal primo posto dei pezzi più trasmessi dalle radio italiane dopo un’interminabile stagione di trionfi.

 

Ieri sera era quindi inutile attendersi sorprese dallo show con cui Chris Martin e compagni hanno aperto all’ex PalaMalaguti di Bologna, ora Futurshow Station, il tour che oggi li vedrà impegnati pure al DatchForum di Milano. Martin, il batterista William Champion, il bassista Guy Berryman e il chitarrista Jonathan Buckland hanno incarnato ancora una volta la favola del gruppo rock della porta accanto baciato dal successo che qualunque ragazzo sogna di vivere, sfogliando una ad una le passioni di un repertorio entrato fra i sentimenti di una generazione prima ancora che nel suo i-Pod.

 

La cura a cui Brian Eno ha sottoposto i suoni del quartetto nell’ultima fatica formato cd Viva la vida finisce infatti a ridefinirne l’impatto ma non la sostanza. Te ne accorgi subito quando Life in Technicolor fende l’aria addensata da dodicimila sospiri per dare il via a uno show agile e snello che fagocita un successo dietro l’altro, sotto cascate di palloncini o di farfalle che accompagnano 'Lovers in Japan', senza negare al quartetto il piacere di esibirsi pure su un piccolo palco tra il pubblico, con le braccia protese dei fan a un metro dal naso. Violet hill, Clocks, In my place vanno a colpo sicuro.

 

Fra le epiche volute di 'Viva la vida', William Champion sostituisce la batteria con due enormi timpani. Generoso come sempre da parte di Martin l’utilizzo di quel falsetto alla Morten Harket (A-Ha, uno dei suoi gruppi-mito degli anni Ottanta). Dal soffitto del Palazzetto dondolano sei palloni giganti animati da proiezioni psichedeliche; alle spalle del palco principale campeggia il dipinto di Delacroix “La libertà guida il popolo” riprodotto trionfalmente sulla copertina dell’ultimo cd, un secondo palco è pronto ad accogliere i momenti più intimi dello show. 'God put a smile upon your face' sembra un pezzo dei Radiohead, mentre tutti gli altri brani o quasi hanno dazi da pagare agli U2, soprattutto per l’utilizzo della chitarra. Ma fa niente, perché ci sono hit a prova di bomba come 'Lost', 'Death will never conquer', 'The scientist', suonata sulle gradinate del Palasport, o nel bis, 'Politik' e 'Yellow' a nascondere sotto il tappeto le (troppe) tracce di deja vu. A rapire i cuori bastano grandi melodie. Fra il pubblico, applaudono Ligabue, Bergonzoni, gli Stadio, Negramaro e Biagio Antonacci.

di Andrea Spinelli










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