L'uomo, arrestato con l'accusa di essere uno degli autori dell'eccidio del 4 gennaio 1991, tornò libero dopo che si scoprirono le responsabilità dei fratelli Savi. Ma la corte d'appello aveva respinto la richiesta di risarcimento
Bologna, 23 ottobre 2008 - ’’E’ una bella pagina per la giustizia italiana, la stessa coscienza popolare era rimasta alquanto perplessa davanti alla negazione di un risarcimento per degli innocenti messi in carcere per delitti commessi da altri’’. Questo il commento dell'avvocato Maisano dopo la decisione della Cassazione di aprire le porte al risarcimento per l'uomo finito in carcere ingiustamente con l'accusa di essere uno degli autori dell'eccidio del Pilastro.
L'episodio risale al 4 gennaio 1991, quando vennero uccisi i carabinieri Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Paride Stefanini. Si scopri però che l'autore della strage non era l'uomo incarcerato ma i fratelli Savi, della ‘banda della Uno bianca’. Così dopo due anni di detenzione ingiusti di nuovo la libertà. La Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha infatti annullato l’Ordinanza con la quale la Corte di Appello di Bologna, prima sezione penale, aveva respinto la richiesta di risarcimento.
Infatti, prima dell'arresto dei Savi, le indagini, anche sulla base di dichiarazioni rese da pentiti e da alcuni testimoni poi sconfessati dopo l’arresto di Roberto, Alberto e Fabio Savi, si erano concentrate su giovani del quartiere. La Corte di Appello aveva negato il risarcimento richiesto dagli imputati con un ragionamento che la Cassazione ha ritenuto del tutto illogico, accogliendo la tesi sostenuta dall’avvocato Francesco Antonio Maisano davanti alla Suprema Corte.
Il sindaco propone la cittadinanza onoraria in occasione dello spettacolo-evento, già tutto esaurito, di sabato 24 al PalaDozza con Roberto Benigni. "Amo Bologna, è una città molto calorosa" commenta il maestro