L'ex giocatore della Fortitudo venne ferito all'occhio il 2 gennaio scorso: era stato chiamato per sedare un litigio dalla cognata che aveva una relazione con l'immigrato. L'avvocato di Mustapha Hamdani preannuncia l’appello
Bologna, 23 ottobre 2008 - E’ stato condannato a cinque anni con l’accusa di lesioni gravi Mustapha Hamdani, il marocchino 35enne che la sera del 2 gennaio scorso accoltellò l’ex cestista della Fortitudo Nino Pellacani (nella foto). La sentenza è arrivata questa mattina, al termine del rito abbreviato davanti al gup Milena Zavatti. Il pm titolare dell’inchiesta, Massimiliano Serpi, aveva chiesto una condanna a tre anni e due mesi (la stessa pena della proposta di patteggiamento respinta il 14 maggio dal gup Bruno Perla) e la concessione delle attenuanti generiche.
L’avvocato di parte civile di Pellacani, Pierfrancesco Rossi del Foro di Modena, ha chiesto invece, come già in precedenza, la riqualificazione del reato da lesioni gravi a tentato omicidio (la prima accusa, questa, con lui lo straniero venne arrestato dai carabinieri) e una provvisionale di 100 mila euro. Il gup Zavatti, dopo la Camera di consiglio, ha condannato Hamdani a cinque anni e al pagamento di una provvisionale di 10 mila euro. La sentenza ha lasciato di stucco l’avvocato Alessandro Murru, legale del marocchino, che annuncia fin d’ora l’appello.
Il ferimento dell’ex cestista avvenne la sera del 2 gennaio a Zola Predosa. Pellacani andò a casa di sua cognata, con cui il magrebino aveva una relazione, dopo che lei stessa aveva chiesto aiuto per un violento litigio scoppiato poco prima con Hamdani. Pellacani non andò in aiuto della cognata da solo, ma con l’ex convivente della donna (i due si stavano separando ma intanto lei aveva intrapreso una relazione con Hamdani). La presenza del “rivale” fece alzare la tensione e la colluttazione tra i tre avvenne in strada: l’ex convivente rimase colpito alla schiena dal marocchino, mentre l’ex giocatore fu ferito all’occhio. Il marocchino, dopo la fuga, fu rintracciato poco dopo e arrestato dai carabinieri.
Il marocchino al momento è libero, ma non può uscire dal comune di Sala Bolognese. Dopo aver passato cinque mesi in carcere, infatti, il 12 giugno gli vennero concessi gli arresti domiciliari a Sala Bolognese, dove vive a casa di parenti. La decisione fu del gup Zavatti, che acconsentì alla detenzione domiciliare per Hamdani a patto che fosse in un luogo lontano da Zola Predosa, dove avvenne il ferimento e dove vive la cognata di Pellacani.
Un mese fa, riferisce il legale Murru, anche i domiciliari sono caduti e a carico del 35enne è rimasto solo un obbligo di dimora nel comune di Sala. Oggi Murru ha chiesto di diminuire ulteriormente la misura, mantenendo solo un obbligo di presentazione in Questura. Su questo, il gup Zavatti si è riservata la decisione, che arriverà nei prossimi cinque giorni.
Nel corso dell’udienza di stamattina, riferisce l’avvocato Murru, Hamdani ha preso la parola per fare alcune dichiarazioni spontanee. Si è detto nuovamente dispiaciuto per quanto avvenuto il 2 gennaio e ha detto al giudice che, non appena troverà un lavoro, si impegnerà per risarcire il danno all’ex giocatore delal Fortitudo. Ma la condanna del giudice, che ha negato anche le attenuanti generiche, è stata severissima. Per Murru è “una pena eccessiva, anche tenuto conto del fatto che Hamdani, da otto anni in Italia e in regola con il permesso di soggiorno, era del tutto incensurato”. In attesa di leggere le motivazioni del giudice, fin d’ora Murru preannuncia l’appello e, se necessario, andrà anche in Cassazione.
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