Non è dimostrabile che gli otto operai si siano ammalati di cancro a causa delle fibre di amianto con cui sono venuti in contatto sul luogo di lavoro. Il giudice ha stabilito che "Il fatto non sussiste". Le parti offese da tempo avevano avviato il processo anche in sede civile
Bologna, 27 ottobre 2008 - Non si puo’ provare che quegli otto operai si siano ammalati di cancro a causa delle fibre di amianto e delle fibre ceramiche con cui sono venuti in contatto sul luogo di lavoro. Per questo sette dirigenti ed ex dirigenti dell’azienda Magneti Marelli di Crevalcore, sono stati assolti, oggi, dalle accuse di omicidio colposo e lesioni colpose.
“Il fatto non sussiste” ha stabilito il giudice monocratico Melania Bellini al termine del processo che si è concluso questa mattina con un’assoluzione per tutti gli imputati. Il pm Paolo Giovagnoli aveva chiesto, per tutti, la condanna a due anni. Le accuse ai sette dirigenti (che si sono alternati nei posti direttivi della Magneti Marelli di Crevalcore dal 1976 al 2003) erano in riferimento ai casi di tumore che avevano colpito otto operai, due dei quali morti (uno nel 2003 e uno nel 2004). Giovagnoli chiese il processo per i sette dirigenti, accusati di omicidio e lesioni colpose, nel 2006.
A scagionare i dirigenti (che in quanto datori di lavoro avevano obbligo di vigilanza sul rispetto delle norme per la sicurezza sul lavoro) è stata una perizia super partes disposta dal giudice nel corso del processo, che ha stabilito l’impossibilità di provare un nesso causale tra la permanenza sul luogo di lavoro e le malattie sviluppate dagli operai. La perizia è stata redatta da tre professori esperti di medicina del lavoro, oncologia e ingegneria.
A far partire il procedimento fu una nota dell’Ausl del marzo 2003, a cui si aggiunse poi l’esposto di un operaio che si era ammalato. Le otto parti lese, uno dei quali lavora ancora nell’azienda di Crevalcore, hanno contratto negli anni tumori di vario tipo, all’intestino, al rene e all’apparato urinario. Solo uno degli otto operai fu colpito da neoplasia polmonare, la tipologia più ricorrente nei casi di contagio da amianto. Se il processo penale per la Magneti Marelli si chiude dunque con un nulla di fatto, prosegue invece la causa civile davanti al Tribunale del Lavoro. Nelle udienze che si sono svolte fino ad oggi, spiega l’avvocato Luigi Minelli che assiste sei parti civili (quattro operai malati e le famiglie dei due deceduti), sono stati ascoltati quasi tutti i testimoni. Nella prossima verrà ascoltato l’ultimo, poi il giudice dovra’ pronunciarsi sulla perizia chiesta dalla difesa.
La sentenza di assoluzione di questa mattina lascia molta delusione nel segretario della Fiom di Bologna, Bruno Papignani. Anche il sindacato presentò, un paio di anni fa, un esposto sui casi di tumore tra gli operai della Magneti Marelli, avanzando il sospetto che fosse da mettere in relazione con le fibre ceramiche con cui gli operai venivano in contatto in azienda. “Credo sia stato un giudizio molto sbrigativo” dice oggi Papignani aggiungendo di riservarsi di valutare le motivazioni della pronuncia. Del resto, fa notare il numero uno della Fiom, “non è la prima volta”. Secondo Papignani infatti, “tuttora, al di fuori delle condanne, i casi di patologie legate all’amianto vengono trattate con molta fretta. Evidentemente l’ampia letteratura che ormai esiste continua a insegnare poco”.
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