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Rinforzi per il Bologna? Dipende da Sinisa

"Con Mihajlovic l'aria è cambiata: è giovane, sa di calcio e ci ha convinti" - ha detto il dg Ricci. Nelle prossime giornate il Bologna si gioca quasi tutto: tre delle prossime quattro partite sono fuori casa

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Sinisa Mihajlovic (FotoSchicchi) BOLOGNA - I RINFORZI sì, ma non adesso. Quando, allora? Lo dice il direttore Pier Giovanni Ricci: «Quando Mihajlovic avrà approfondito la conoscenza con i giocatori del Bologna».
Sinisa non impiegherà molto tempo. Era già l’allenatore designato, prima della partita con la Lazio. Sono trascorse tre settimane: sai quante partite, quanti dvd e quante relazioni si leggono in tre settimane? Abbastanza da potersi fare delle idee precise, se non delle convinzioni. Perchè se Ricci ha ragione nel dire che «Mihajlovic ha dimostrato anche agli scettici di non essere un esordiente, ma un allenatore già collaudato e temprato come tanti altri», allora intimamente Mihajlovic potrà avere al massimo qualche dubbio sui dettagli, non sulla sostanza.

QUESTA imporrebbe di agire, per aumentare il numero di giocatori in grado di sguazzare nell’acqua della serie A. Fin qui, è inutile ripeterlo, il Bologna ne ha mostrati undici all’altezza della situazione soltanto con Milan, Lazio (vinte) e, fino al gol in extremis di Denis, anche con Napoli: se per fare una prova servono tre indizi, il Bologna ne ha raccolti otto. Sembrerebbero abbastanza. A meno che, adesso, a tenere banco non sia il dubbio che era Arrigoni a non capirci niente e che i giocatori opachi, con Mihajolovic sono destinati a finire in vetrina da Tiffany sotto Natale.

MA SE la considerazione per l’allenatore di ieri era questa, allora non è vero, come dice Ricci, «che non poteva più guidare la squadra perchè la comunicazione si era interrotta». O meglio, è vero, ma si tratta di un aspetto secondario. Il nocciolo della questione sarebbe che non ci aveva capito niente: gli uomini giusti c’erano e lui non ha saputo valorizzarli. In realtà, il suo peccato mortale è stato, come lui stesso ha ammesso, l’eccesso di aziendalismo, questo sentirsi così dentro il proprio ruolo di uomo del club, da negare a se stesso e agli altri l’evidenza. Mihajlovic non dovrebbe scivolare sulla stesso pavimento che ha mandato gambe all’aria il suo predecessore. Altrimenti sì che commetterebbe un’ingenuità da esordiente.
Sul tema mercato, Ricci è stato elastico: «Le indicazioni del tecnico serviranno a capire se è il caso di intervenire prima o di aspettare gennaio».
Da qui alla sosta, sei partite: Siena fuori, Palermo in casa, Genoa e Reggina fuori, Torino in casa, infine Lecce fuori. Vale a dire che, delle prossime quattro, il Bologna ne giocherà tre in trasferta. Saranno decisive per tenere vive le speranze di salvezza, se non per tirarsi fuori dai guai. Se il Bologna le perdesse, l’intervento al mercato di gennaio rischierebbe di essere la chiusura della stalla vuota. La salvezza del Bologna è adesso, in queste partite che si era riservato di sfruttare per rimettere in sesto la sua classifica. La partita con il Cagliari e, a lungo, anche quella con la Roma, ha detto che questa squadra stenta parecchio con chiunque, comprese la sue pari grado.

POI, c’è anche un piccolo problema arbitrale, che Ricci ha sottolineato: «Un rigore inesistente a San Siro, la gomitata di Nedved a Mingazzini neppure sanzionata e il finto fuorigioco che ha fermato Marazzina a un passo dal gol. Ci faremo sentire a livello nazionale». Una fischiata ingiusta contro chi lotta per non retrocedere, può compromettere un anno di lavoro. Ma non deve servire da alibi.

 

di Stefano Biondi










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