Sono lavoratori de La Perla, della Gd, della Bonfiglioli e di altre aziende: 20mila annuncia il segretario della Camera del lavoro Cesare Melloni. Oltre al “no” ai tagli chiedono 500 euro di tasse in meno e il ritiro dei licenziamenti
Bologna, 14 novembre 2008 - Erano più i poncho e gli ombrelli (rossi) di striscioni e bandiere (rosse), ma la sostanza è la stessa: la pioggia non ha fermato lo sciopero della Cgil a Bologna. “Siamo 20.000”, annuncia il segretario della Camera del lavoro, Cesare Melloni, quando il corteo bagnato svolta, sotto le Due torri, da via Rizzoli in via Castiglione; in quel momento, i pullman stanno scaricando i lavoratori della Gd e della Bonfiglioli in piazza Roosevelt: faranno a tempo a diventare la coda del ‘serpentone’ che si sta snodando nel centro cittadino.
”Lo sciopero è andato bene - continua Melloni - e qui c’è la gente, non gli attivisti, ci sono gli operai di aziende grandi e piccole”. In testa sfilano le operaie de La Perla. La Questura, a fine manifestazione, non fornirà cifre sul numero dei partecipanti. Curiosamente, i 20.000 contati oggi dalla Cgil sono tanti quanti erano i pensionati della manifestazione (regionale e unitaria) del 5 novembre scorso. Nelle fabbriche dell’agroalimentare “l’adesione è dell’80%. In alcune aziende non è entrato nessuno - racconta il segretario della Flai-Cgil, Vito Rorro - la gente ha capito ed è bene che Cisl e Uil si sveglino”.
Ma nei confronti dei ‘cugini’, oggi diventati rivali, non ci sono contestazioni, non un fischio. Il ‘massimo’ della ‘critica’ è lo striscione della Zanichelli su cui i nomi di Cisl e Uil sono coperti da una croce fatta di scotch. C’e’ fair play? “Mah, se si può recuperare si deve tentare di farlo, ma io sono pessimista”, commenta Rorro. Nell’intervento che, in piazza Roosevelt, apre la manifestazione, Melloni pesa le parole nei confronti di Cisl e Uil, ma un affondo lo lancia: “Meno diritti, meno salario, meno stato sociale. Di tutto questo hanno parlato nell’incontro segreto a casa di Berlusconi, Marcegaglia, Cisl, Uil”.
La divisione tra i Confederali stavolta è profonda, ma Melloni non disgiunge mai l’atteggiamento di Cisl e Uil da quello di Confindustria e Governo. Come a dire, cessino gli incontri separati il cammino unitario può ripartire. Però non prevale l’ottimismo: “Vogliono andare fino in fondo alla rottura sindacale, come hanno fatto con il pubblico impiego, l’Università e prima ancora sul commercio”. Di qui l’appello per una legge che accerti la reale rappresentatività sindacale, altrimenti “relazioni stabili sono impossibili”, e per rispondere “alla frammentazione di tanti piccoli sindacati che spesso usano il conflitto per la loro visibilità”.
Una legge sulla democrazia sindacale, scandisce Melloni, “è la risposta più forte alla pratica degli accordi separati”. Non e’ l’unica proposta: oltre al “no” ai tagli (a scuola e sanita’ “per aprire ai privati”), Melloni chiede 500 euro di tasse in meno sulle buste paga di lavoratori e pensionati e il ritiro dei licenziamenti, a partire da quelli de La Perla, oltre al rifinanziamento della cig e all’allargamento ai precari degli ammortizzatori sociali”. Con quali i soldi? “Togliete lo scandalo della detassazione degli straordinari che fa costare un’ora di straordinario meno di una di ordinario, tassate le rendite finanziarie. Riprendete la lotta all’evasione che non a caso e’ aumentata in questi mesi”, risponde Melloni.
E’ uno sciopero “contro la politica del Governo e di Confindustria”, ma fatto anche di “proposte e idee, non generica protesta, messe in campo da un sindacato - rivendica Melloni - non corporativo e non minoritario, che ha l’ambizione di parlare a tutto il paese. Noi non accettiamo l’Italietta che la classe dominante sta preparando”. La manifestazione di oggi, tra l’altro, si salda idealmente al movimento anti-Gelmini.
Finito il comizio, sulle note di 'Bella ciao', parte il corteo. La manifestazione della Cgil termina alla sede di Unindustria, in via San Domenico (la stessa meta non raggiunta dal corteo anti-Gelmini di qualche settimana fa): una delegazione sindacale consegna le proposte della Camera del lavoro ai responsabili della contrattazione della Confindustria bolognese (quella nazionale è stata accusata da di volere “un modello contrattuale centralizzato e autoritario”).
Fuori mentre si aspetta, qualcuno mugugna perchè si sarebbe aspettato un incontro con i vertici di Unindustria; e già si sussurra che le cose siano andate così per non creare attriti tra l’associazione degli industriali e Cisl-Uil. In ogni caso, “è stata una grande manifestazione”, dice una delegata de La Perla, prima del rompete le righe finale. “Un successo”, aggiunge Melloni. E’ un arrivederci: “Lo sciopero di oggi e quello generale del 12 dicembre vogliono essere tappe di una mobilitazione che vuole risultati, vuole incidere sulle scelte del paese”.
C’è anche il tempo per invitare il Governo a sottoporre a referendum non l’indizione degli scioperi, ma le intese separate, perche’ se si toglie ai lavoratori la parole “su ciò che li riguarda si minano le basi di una democrazia”. In corteo hanno sfilato, tra gli altri, dipendenti di coop sociali, Ducati Energia e Motor, Magneti Marelli, Tecnoform, Coop Costruzioni, Koine’, Granarolo, Lamborghini, Cmp elettronica, Poste, Motori Minarelli (con contro la cig), Zanini (c’erano i 39 dipendenti che a fine anno forse perderanno il lavoro), le bandiere delle aziende chimiche e della sanita’ privata, uno striscione della scuola di italiano per stranieri. Visti anche il segretario del Pd, Andrea De Maria (in testa al corteo) e quello del Prc, Tiziano Loreti (in coda).
Al museo del Patrimonio Industriale 53 modelli in esposizione, un triciclo furgoncino e un side car di marche diverse l'una dall'altra per la grande mostra in programma dal 15 novembre al 3 maggio 2009. Una full immersion in uno dei caratteri di spicco dell'identità felsinea