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Protesta alla prima del Comunale
Striscioni sul palco del "Vampiro"

Ai palchi del teatro tanti striscioni esposti per ricordare il clima di crisi, in piazza Verdi anche la rabbia degli osti di via del Pratello contro Cofferati. Al termine dello spettacolo sul palco sono apparsi gli striscioni: ‘Non siamo vampiri-Ci descrivono cosi’...’

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teatro comunale con protesta (fotoschicchi) Bologna, 16 novembre 2008 - A ricordare il clima di festa invocato nei giorni scorsi dal sovrintendente Marco Tutino per l’apertura della stagione d’opera del teatro Comunale di Bologna, avvenuta stasera, c’erano solo due carabinieri in alta uniforme davanti all’ingresso alla platea della settecentesca sala del Bibiena.

 

Dentro, invece, non fiori ai palchi ma tanti striscioni esposti per ricordare il clima di crisi in cui questa inaugurazione, ed altre in altre citta’, si stanno svolgendo. Il piu’ significativo di questi striscioni riprendeva l’articolo della Costituzione col quale la Repubblica si impegna a tutelare il patrimonio artistico (e dunque la musica) della nazione; un altro invece mostrava la frase di Garcia Lorca secondo il quale un popolo senza teatro e’ un popolo morto.

 

Crisi finanziaria a parte, la festa si e’ consumata in palcoscenico, dove il rarissimo ‘Der Vampyr’ del tedesco Heinrich Marschner, per la prima volta presentato in Italia in forma scenica a 180 anni dalla sua composizione (la prima a Lipsia nel 1828), ha premiato un pubblico numeroso ma forse un po’ dubbioso per una scelta cosi’ insolita. Pier Luigi Pizzi, autore di regia, scene e costumi, ha realizzato uno spettacolo perfetto, ben calibrato nelle luci ammiccanti al bianco e nero cinematografico: quasi tutti i personaggi e il coro erano proposti infatti in eleganti abiti tarati sulla scala dei grigi.

 

La sola protagonista femminile Malwina, una splendida e in forma Carmela Remigio, era vestita invece con uno sfavillante abito bianco/rosa: sara’ lei la sola a salvarsi dai denti aguzzi del vampiro e a sconfiggerlo. Ma se la prima vittima Lord Ruthven, il vampiro del titolo appunto, se la cucina in poche battute, con Malwina le cose si complicano perche’ la ragazza e’ perdutamente innamorata del suo Edgar. Pizzi ha trasposto la storia ai giorni nostri, in uno spazio senza tempo con scene scarne, la prima delle quali dominata da un fondale che mostrava un corpo nudo di donna, il cui sesso costituiva l’ingresso della grotta dei vampiri.

 

Come a dire che in fondo tutto ruota attorno al sesso, appunto. Il regista inoltre non mostra solo il vampiro protagonista ma anche altri, perche’ convinto che queste creature esistono ancora, ci circondano, e lo ricorda con le scene iniziale e finale del suo spettacolo. Lord Ruthven pero’ e davvero speciale: ironico e divertente tanto che alla fine, quando viene ingoiato dalle fiamme, quasi dispiace.

 

La parte musicale di questo vampiro bolognese era affidata a Roberto Abbado, che per la sua prima inaugurazione sotto le due Torri ha scelto la versione dell’opera rivisitata da Hans Pfitzner, contenente pero’ l’aria di Edgar (il fidanzato di Malwina) rimaneggiata da Richard Wagner (che fu grande estimatore di Marschner) nel 1833, in occasione di una recita che il grande compositore diresse.

 

Il cast, oltre alla Malwina di Carmela Remigio, era capeggiato dal vampiro del baritono Detlef Roth, ben immerso in una parte non certo facile, dall’ Edgar del tenore John Osborn, dalla Emmy applauditissima di Donata D’Annunzio Lombardi, dal Dibdin di Paolo Cauteruccio e da altri interpreti tutti bene in parte. L’opera, che si presenta in forma di singspiel (alterna cioe’ parti recitate a cantate) riserva un ampio spazio al coro che stasera, preparato come di consueto da Paolo Vero, ha fatto una gran bella figura assieme all’ottima orchestra.

 

Da uomo di teatro navigato, Pizzi al termine dello spettacolo e’ uscito al proscenio con le maestranze del teatro e con loro ha diviso i tanti applausi del pubblico. Altri lavoratori hanno proposto due striscioni con la scritta ‘Non siamo vampiri-Ci descrivono cosi’...’, riferita forse al sindaco e presidente del teatro Sergio Cofferati, che nei giorni scorsi aveva detto che sono i lavoratori del teatro a pesare troppo sul bilancio. Si replica il 18, 19, 21, 23 e 25 novembre.










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