Nell'esplosione alla Marconigomma sono rimasti uccisi l'ingegner Fabio Costanzi, 60 anni, e Yadaw Ramjas, operaio indiano di 46 anni. Le testimonianze dei sopravvissuti: "Tre scoppi, poi il fuoco e il fumo ovunque". I residenti da anni lamentano poveri e rumori insopportabili. Aperta un'inchiesta
Bologna, 18 novembre 2008 - "SONO andato fra le fiamme e il fumo per tirarli fuori, uno era ancora vivo, il dottor Costanzi. Ma mentre lo stringevo è diventato di legno, è morto fra le mie braccia". La drammatica testimonianza viene da Zamir Dervisci, albanese, da 15 anni dipendente alla Marconigomma, l’azienda di Sasso Marconi in cui ieri una esplosione a una macchina mescolatrice per fare la gomma ha ucciso il direttore tecnico Fabio Costanzi, ingegnere, 60 anni compiuti venerdì scorso, residente a Grizzana, e l’operaio Yadaw Ramyas, 46 anni, residente a Marzabotto.
DERVISCI è il responsabile per la sicurezza dello stabilimento della Marconirubber al civico 28 di via Europa, dov’è avvenuto lo scoppio: "Un minuto prima che succedesse tutto ero con loro — racconta in lacrime —. Ero sopra, sul soppalco da cui si mettono i compomenti dentro la macchina. Quello scoppiato un mescolatore ‘chiuso’, che passa la mescola di sotto, in uno ‘aperto’. E’ esplosa una mescola nuova, che io non conosco. Seguiva questo nuovo prodotto il direttore. Costanzi, per questo era vicino alla macchina. Di solito lui stava nell’altro stabilimento (la Marconi Special, dall’altra parte della strada; ndr). Non è esplosa subito, ma dopo un po’ che la lavoravamo. Io ero giù a dare istruzioni agli altri, dopo lo scoppio sono salito per tentare di spegnere il fuoco. Eravamo una decina presenti, ma vicino alla macchina c’erano solo loro due. Purtroppo non abbiamo potuto fare niente per loro. E’ la prima volta che accade un incidente, prima non era mai successo nulla di grave". La moglie di Costanzi, Martina, era a Francoforte, è tornata a Bologna alle 18 in aereo: "L’ho saputo quando sono atterata — dice —, non mi capacito, non mi rendo conto. Fabio era così buono, non so descrivere il mio dolore". Il figlio è arrivato da Milano.
ANCHE Gordi Shpetim, albanese, 40 anni, da 15 in azienda, è , ancora coperto di fumo e polvere: "Ero a 15 metri stavo mettendo olio sullo scivolo, che scende dal mescolatore. Non erano mai successi incidenti in frabbrica, almeno da quel che ricordo. Ho sentito lo scoppio e ho visto la macchina che bruciava. Siamo scappati, c’era tanto fumo, non si respirava. Poi siano tornati dentro, per salvare qualcuno o qualcosa. Ma non c’era nulla da salvare, quando siamo saliti erano già morti".
La Marconigomma group è divisa, come detto, in Marconirubber e Special. Alla Rubber lavorano una cinquantina di dipendenti, molti dei quali stranieri. Ora bisognerà verificare se tutte le normativa di sicurezza sono state rispettate, così come la manutenzione delle macchine. Il pm Marco Mescolini ha sequestrato lo stabilimento e, con esso, tutti i documenti e i computer. Le schede tecniche presenti sul luogo dell’incidente sono andate bruciate, bisognerà recuperae quelle in ufficio. Certo è che Costanzi è ritenuto uno dei maggiori esperti italiani del suo campo. "Chiedete al padrone quanto guadagnava Yadaw — dice qualche collega —, chiedeteglielo. Chiedetegli come si può morire per 1.100 euro al mese?".
"HO SENTITO gridare ‘aiuto, aiuto’ — racconta Abdelfattah Chvbougou, 43 anni —. Era Yadaw, ma c’era un gran fumo e non si vedeva nulla. Abbiamo usato i tubi dell’acqua per spegnere le fiamme. Alla fine, io e Bruno siamo saliti sul soppalco, ma loro erano a terra, morti". Ridma Ben, tunisino, delegato sindacale della Cisl, è come gli altri sotto choc: "Avevo appena finito il turno, stavo facendo la doccia, quando ho sentito uno scoppio forte, poi un secondo fortissimo e un terzo meno potente. Ha tremato tutto, sembrava il terremoto. Siamo scappati fuori, c’era fumo dappertutto. Non c’erano mai stati problemi qui, andava tutto bene".
Lo stabilimento si deve da tempo trasferire a Vado, a causa delle lamentele dei residenti. "Io ho perso mio marito per un tumore — dice Iva Quaranta, che abita di fronte — le polveri e i fumi sono insopportabili. Per non parlare del rumore. Abbiamo chiamato tante volte la Usl, non è cambiato niente. Questa era una tragedia annunciata".
Le indagini sono affidate ai carabinieri di Borgo Panigale, di Sasso Marconi, del Nucleo operativo e di quello contro gli infortuni sul lavoro. "Quella scoppiata era l’ultima cairca di materiale — ha spiegato Haddou Abderahim, operaio marocchino — ne avevano preparati 11 e l’esplosione si è verificata proprio mentre stavano caricando l’ultimo".
"L’ESPLOSIONE ha causato una fiammata di alta temperatura — dice il comandante dei vigili del fuoco di Bologna, Tolomeo Litterio — C’è stato un innesco di una miscela di polveri e lo scoppio ha provocato anche l’esplosione di parte della macchina. E’ accaduto in una fase di carico manuale, quando le varie sostanze si mischiano per produre le nuove mescole". Oggi, nel primo giorno di lutto, sciopero e assemblea in stabilimento.
di GILBERTO DONDI
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