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LA TRAGEDIA DI SASSO MARCONI

I lavoratori: dubbi sulla mescola
Sopralluogo, per ora nessun indagato
Migliorano le condizioni dei tre feriti

Due morti nell'esplosione alla Marconigomma. Il giorno dopo si formulano ipotesi su cosa possa essere successo: forse la reazione con i residui di una precedente lavorazione, forse una quantità eccessiva di prodotto nel macchinario. "Era una mescola di un tipo nuovo, mai vista prima"

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Incidente sul lavoro a Sasso Marconi (FOTOFN) Bologna, 18 novembre 2008 - Sono soltanto ipotesi, quelle che i lavoratori della Marconigomma riescono a fare sulle cause dell’esplosione che ieri ha ucciso due persone nello stabilimento di Sasso Marconi: forse la reazione con i residui di una precedente lavorazione, forse una quantita’ eccessiva di prodotto nel macchinario.

 

A margine dell’assemblea che si e’ svolta questa mattina in azienda, l’opinione comune e’ che il mescolatore, in quanto tale, non possa essere esploso. Cosi’ tutte le attenzioni si concentrano sulla mescola. Quel che appare certo, e’ che quella in lavorazione al momento dell’incidente era di un tipo assolutamente nuovo. “Mai vista” dice Dervishi Zamir, operaio albanese e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Ieri, dopo l’incidente, “abbiamo cercato la ricetta- racconta- ma non siamo riusciti a trovarla”.

 

Fatto sta che “appena messa dentro” la mescola, c’e’ stata l’esplosione. “Due o tre minuti” di lavorazione, conferma Daraoui Elmiloudi, dipendente marocchino che da quasi 20 anni lavora al macchinario gemello di quello dell’incidente (massimo 150 chili la portata del primo, un centinaio per quello esploso). “E’ una macchina a motore a corrente continua- spiega Zamir- e se c’e’ un problema qualsiasi si ferma”. Se manca l’olio o l’acqua, ad esempio: “E’ tutto sotto controllo elettronico”. Invece, l’esplosione: forte, tanto che il pistone posto sulla parte superiore della macchina e’ stato sparato verso il tetto. “Era fissato con 12 bulloni da 30 pollici- continua Zamir- che neanche esistono piu’”.

 

Forse, ipotizza Zamir, “era una miscela che non doveva essere messa in un mescolatore chiuso”. Quello utilizzato per le prove, invece, e’ aperto. Ma l’operazione di ieri “era una cosa che seguiva direttamente il direttore”, Fabio Costanzi, une delle due vittime. Oppure, continua, la nuova mescola potrebbe ever reagito con alcuni “acceleranti” rimasti nella macchina dai lotti di lavorazione precedente. Si tratta di prodotti chimici utilizzati per “ottimizzare le mescole”, spiega Francesco Pazzi, un altro dei lavoratori presenti ieri in fabbrica, da aggiungere a gomma, olio (di tipo non facilmente infiammabile) e nerofumo. “Magari e’ rimasto qualche pezzetto attaccato” alla macchina, dice Zamir. I suoi colleghi, pero’, assicurano che tra una lavorazione e l’altra tutto viene pulito e controllato.

 

Anche Pazzi non riesce a darsi spiegazioni. Lui lavora alla Marconigomma da 16 anni, suo padre lo ha fatto per 22. “C’ho parlato ieri- racconta Pazzi- anche lui dice che quella macchina ha lo stesso meccanismo di un’impastatrice domestica, era impossibile che esplodesse”. E nonostante “tutti gli acceleranti che usiamo, mai vista una fiammella”. Elmiloudi, in tutta la sua esperienza, non ha “mai visto una cosa del genere”. Ma un’idea se l’e’ fatta. “Forse c’era troppa mescola”, dice. E aggiunge che nel mescolatore c’era molto “carico bianco”, ovvero la parte costituita dai prodotti chimici.

 

Nessuno sembra muovere dubbi sulle misure di sicurezza. “Tutto ok, ha funzionato tutto- spiega Zamir- e siamo riusciti a spegnere l’incendio prima che arrivassero i Vigili del fuoco”. In particolare dopo la strage della Thyssenkrupp, racconta Pazzi, “tutti i giorni si adottavano varianti per aumentare la sicurezza, io mi sentivo sicuro”. Proprio in questi giorni, aggiunge ad esempio, si stava installando un nuovo sistema di allarme.










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