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AL RIZZOLI

Osteoporosi, ricerca europea contro il rischio fratture

L'obiettivo è realizzare un modello computerizzato capace di prevedere il rischio di frattura nei pazienti, fino all’80-90% (contro l’attuale 60%). E in grado anche di predire gli effetti che avranno le varie opzioni di trattamento

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Un ricercatore (FOTOFN) Bologna, 18 novembre 2008 - Presentato il progetto europeo Vphop coordinato dall’Istituto ortopedico Rizzoli: l'obiettivo è realizzare un modello computerizzato capace di prevedere il rischio di frattura in pazienti affetti da osteoporosi, fino all’80-90% (contro l’attuale 60%). E in grado anche di predire gli effetti che le varie opzioni di trattamento avranno sui pazienti per poter scegliere la cura migliore, perfino a livello chirurgico.

 

Si tratta di uno dei tre progetti integrati finanziati per 10 milioni dalla Commissione europea, che vedra’ la partecipazione di 19 fra centri medici europei e aziende sanitarie. In sostanza elaborando un gran numero di informazioni sul paziente, dalla forma e qualita’ delle ossa alla presenza di specifiche molecole, dal livello di attivita’ fisica allo stile di vita, il modello fornira’ un quadro complessivo sullo status del paziente e sul suo eventuale rischio di fratture.

 

Entro dodici mesi il Rizzoli trasferira’ a quattro centri (fra cui il Laboratorio di tecnologia medica dello stesso ospedale bolognese) il primo livello di questo tipo di tecnologia e partira’ la sperimentazione sui pazienti, che si completera’ nel 2012.

 

In Europa lo scorso anno ci sono state oltre quattro milioni di fratture ossee e per curarle sono stati spesi piu’ di 30 miliardi. ‘’Il punto e’ che l’osteoporosi e’ una malattia seria, sta diventando una pandemia - ha sottolineato Marco Viceconti, responsabile scientifico del Laboratorio del Rizzoli - e la tecnologia attuale e’ insufficiente’’.










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