L’inchiesta nell'esplosione alla Marconigomma è per omicidio colposo e lesioni. Mescolini: "Per ora nessun indagato". Dipendenti solidali con la proprietà: "Non c'erano mai stati incidenti seri
Bologna, 19 novembre 2008 - Il giorno dopo la tragedia alla Marconigomma di Sasso, dove per un’esplosione sono morti carbonizzati un ingegnere e un operaio, si respira un’aria esattamente opposta a quella che si respirò nel 2007 alla Thyssen di Torino, segnata dalla morte di sette operai. Qui, pur nello strazio, pochi mazzi di fiori davanti all’entrata (ieri a metà giornata erano due), mentre a Torino lo scenario era ben diverso.
Ma ciò che fa davvero la differenza è un’altra cosa: alla Thyssen tutti i lavoratori levarono la loro voce contro i dirigenti che li avevano per anni fatti entrare in fabbriche in pessime condizioni di sicurezza. A Sasso Marconi, i dipendenti e anche i sindacati sono invece con la proprietà. Nessuno parla di tragedia annunciata. Nessuno lancia nemmeno una velata accusa contro i ‘padroni’. Le condizioni di sicurezza, dicono, erano buone e non c’erano mai stati incidenti seri prima. Lo stesso amministratore delegato, nonché il socio di maggioranza, Jader Righetti, è sconvolto per la tragedia e non sa darsi una spiegazione.
Una spiegazione la dovrà invece trovare a tutti i costi il pm Marco Mescolini, titolare del fascicolo aperto per omicidio colposo e lesioni. Ieri il magistrato ha passato gran parte della giornata a Sasso per nuovi sopralluoghi, insieme al perito Massimo Bardazza, il super esperto di esplosivi che si occupò anche della tragedia del Querceto, ufficialmente incaricato di far luce sulle cause del devastante scoppio, che ha ucciso il direttore tecnico Fabio Costanzi, 60 anni, e l’operaio indiano Ramjas Yadav, 46, oltre a provocare tre feriti e sei contusi.
L’esplosione alla macchina miscelatrice in cui si stava producendo una nuova mescola era un fatto imprevedibile o meno? E’ questa la domanda principale cui dovrà rispondere Bardazza, affiancato dal chimico Onelio Morselli. Per ora non ci sono indagati, i periti effettueranno accertamenti ripetibili quindi, per adesso, non servono gli avvisi di garanzia e la nomina dei consulenti di parte. Più avanti, come atto dovuto, dovrebbero essere iscritti alcuni nomi. "I tempi non saranno brevi — avvisa il magistrato, che ha sequestrato lo stabilimento della Marconirubber, dov’è avvenuta la tragedia — la riposta non arriverà in due giorni. Gli accertamenti sono ripetibili, per ora si tratta di accertamenti su carta, computer e materiali che restano quelli".
E’ stato dato anche l’incarico al medico legale Chiara Mazzacori: non è ancora certo se si tratterà di un esame esterno o di un esame autoptico, ma la seconda ipotesi pare la più probabile. Nel conferire l’incarico a Bardazza e Morselli, il pm ha considerato che la sperimentazione è l’oggetto dell’impresa e l’esperimento che ha provocato la tragedia si inserisce in questo quadro. "E da quello che si sa — aggiunge Mescolini — sono molto bravi nella sperimentazione". Bardazza e Mescolini nel sopralluogo hanno preso visione anche di una macchina in miniatura dove vengono fatte le prime prove, poi portate in quella più grande, chiamata ‘Bambury’, una macchina in cui si stava miscelando la gomma che ha provocato lo scoppio.
Ma nella chimica le dimensioni contano, quindi una cosa è sperimentare in una macchina in miniatura, un’altra in una macchina più grande. I periti faranno una lunga serie di accertamenti chimici, analisi e prove teoriche in laboratorio. Sulle materie prime usate quel giorno, sulle temperature e sui macchinari. Ieri sono state eseguite le prime campionature e sono stati prelevati molto materiale, documenti e computer. Il magistrato ricorda che ha trovato molta collaborazione da parte dell’azienda: "Abbiamo un punto di vista ideale per capire cosa è successo". Resta tutta da vedere la tutela della sicurezza (alla luce peraltro della nuova normativa), anche se a prima vista non sono state riscontrate carenze gravi. Qualche difetto, certo, ma che non avrebbe un nesso con l’incidente. Mescolini ha incontrato anche i familiari delle vittime, esprimendo loro le condoglianze. Il pm cercherà di fare gli accertamenti nel modo piu’ veloce così da far riaprire l’azienda.
Intanto i carabinieri di Borgo Panigale hanno ascoltato, in caserma, una decina di persone, tutte sentite in qualità di persone informate dei fatti. Per l’azienda sono stati sentiti l’azionista di maggioranza, Righetti, una collaboratrice dell’ingegner Costanzi, il responsabile prevenzione e protezione, Tiziano Boselli, il responsabile della produzione, Luciano Cardin. Ascoltati,poi, i feriti e alcuni operai presenti lunedì, tra cui anche il delegato alla sicurezza, Zamir Dervishi.
di Gilberto Dondi
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