La rivoluzione di Mihajlovic: "L'allenatore mi ha chiesto se me la sentivo di dargli una mano, gli ho risposto subito di sì". Parole al veleno contro l'Inter: "Alla fine ho scontato il fatto di essere un uomo di Mancini"
Bologna, 19 novembre 2008 - Parole al veleno contro l’Inter: "Mi hanno fatto pagare il fatto di essere un giocatore di Mancini". Una promessa col cuore al Bologna: "Metterò tutto il mio entusiasmo al servizio della squadra". E in mezzo le puntualizzazioni del diesse Salvatori. "Cesar l’avremmo preso volentieri anche in estate, ma l’operazione non andò in porto per motivi di natura economica: adesso che il giocatore si è adeguato alle nostre esigenze, siamo felicissimi di accoglierlo". Cesar Aparecido Rodriguez ieri ha superato le visite mediche, ha firmato un contratto col Bologna fino a giugno (guadagnerà 300 mila euro netti), si è preso la maglia numero 3 e adesso non sta nella pelle dalla voglia di cominciare.
Cesar, pronto a giocare subito?
"Mi sono sempre allenato, anche se da solo. Ma ho il vantaggio di aver seguito il programma di lavoro di Antonio Bovenzi (il preparatore che Mihajlovic ha portato con sé in rossoblù, ndr). Mi conosce da sei anni, di me sa pregi e difetti. Mi manca solo un po’ di ritmo partita".
A proposito di partita: l’ultima in campionato giocata da lei è stato il Parma-Inter che ha regalato lo scudetto ai nerazzurri. Qui invece dovrà lottare per la salvezza.
"Cerco sempre di prendere le cose nel miglior modo possibile. Questa è un’altra realtà, ma tutte le situazioni ti fanno crescere. Ho tanta voglia di mettermi in discussione: metterò il mio spirito di sacrificio e il mio entusiasmo al servizio di chi mi ha dato l’opportunità di tornare in pista".
Allude a Mihajlovic.
"Siamo stati compagni di squadra, tra di noi c’è stima e rispetto. Lui è una persona diretta con la quale non c’è tanto da parlare. Mi ha solo detto: ‘Se te la senti di darci una mano, bene: sai quello che penso di te e la stima che ho nei tuoi confronti’. Io ho accettato subito la proposta".
Ci sarà da pedalare, viste le attuali condizioni della squadra.
"Ho visto il Bologna alla prima di campionato col Milan. Al di là della vittoria, mi ha colpito lo spirito della squadra: tutti si sono messi a disposizione del compagno e dell’allenatore. Ecco: se fai una partita come quella significa che le potenzialità per fare bene ci sono. Per questo penso che se dopo non sono arrivate altre prove di quel tipo sia solo per una questione di testa".
La testa di Cesar è ancora all’Inter?
"Solo qualche mese fa esultavo per uno scudetto, poi mi sono ritrovato fuori: questo è un fatto anomale. Non sono arrabbiato: però mi dispiace per la mancanza di rispetto e di considerazione che c’è stata nei miei confronti. In estate mi erano state fatte delle promesse e anche in forza di quelle promesse non ho cercato altre soluzioni. Ho sbagliato a credere alle parole dei dirigenti nerazzurri: non lo farò mai più".
La chiave di lettura è facile: via Mancini, via Cesar.
"All’Inter mi ha portato Mancini, è vero. Ma credo che sia giusto essere poi valutati per quello che dai sul campo. E invece alla fine ho pagato il fatto di essere un uomo di Mancini".
E’ un tarlo che la rode?
"No, anche perchè voltarsi indietro non serve a niente. Conta di più pensare che fino a ieri non avevo una squadra e adesso invece sì".
Lo sa che il Bologna potrebbe avere subito bisogno di lei?
"So che non c’è la possibilità di aspettarmi troppo a lungo. Ma ho facilità ad entrare in forma velocemente".
Facilità anche a segnare?
"Spero con i miei gol di aiutare il Bologna a salvarsi".
Lei all’Inter, quando non è stato bloccato dagli infortuni, ha sempre giocato, scalzando anche concorrenti illustri.
"Perché sono un buon professionista e mi sono sempre allenato bene".
Bologna spera di aver preso il Cesar dell’Inter...
"La maglia è diversa, ma il professionista è lo stesso".
E il ruolo?
"Esterno di sinistra: alto o basso non fa differenza. All’occorrenza ho giocato anche a destra, e me la sono sempre cavata perchè stavo bene fisicamente e perchè da quando sono arrivato in Italia sono diventato anche un giocatore tattico".
di Massimo Vitali
Al museo del Patrimonio Industriale 53 modelli in esposizione, un triciclo furgoncino e un side car di marche diverse l'una dall'altra per la grande mostra in programma dal 15 novembre al 3 maggio 2009. Una full immersion in uno dei caratteri di spicco dell'identità felsinea