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LA PROTESTA DEI PRECARI

Ricercatori 'calpestati' sul crescentone

La singolare iniziativa, autofinanziata,  è stata scelta dal gruppo del Cnr e Inaf (istituto nazionale di astrofisica) di Bologna, per mettere in evidenza lo stato della ricerca in Italia. 1860 fotografie hanno tappezzato così la piazza principale della città per sensibilizzare l'opinione pubblica

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PIAZZA MAGGIORE RICERCATORI (ANSA/GIORGIO BENVENUTI) BOLOGNA, 29 NOVEMBRE 2008 - Bolognesi a bocca aperta questa mattina in piazza Maggiore alla vista del  'crescentone' interamente ricoperto dalle 1860 facce in formato gigante dei ricercatori italiani ‘’da calpestare’’.
 

E’ la protesta scelta dal gruppo del Cnr e Inaf (istituto nazionale di astrofisica) di Bologna, per mettere in evidenza lo stato della ricerca in Italia: L' iniziativa è stata interamente autofinanziata, per uscire dalle aule e dai laboratori, e sensibilizzare i cittadini.
 

“Da 28 anni lavoro come precaria. Sono una delle poche rimaste, gli altri hanno mollato prima. La mia foto e’ la’”, dice Sonia, ricercatrice del Cnr di Bologna, indicando un’immagine nel tappeto di fotografie che da questa mattina ricopre l’intero crescentone di piazza Maggiore. La sua e’ solo una delle 1860 facce di ricercatori precari stampate in formato gigante e incollate a terra perche’ possano essere simbolicamente calpestate. Nel volantino si legge: “Siamo quelli che si sentono calpestati nei diritti, nelle aspettative, nella considerazione e nell’importanza che vengono dati al nostro lavoro”.
 

Tutt’attorno al tappeto ci sono gli stand dei principali centri italiani di ricerca: Cnr, Enea (Ente nuove tecnologie, energia e ambiente), Pnra (Programma nazionale ricerche in Antartide), Inaf (Istituto nazionale di astrofisica), Ingv (Istituto nazionale geofisica e vulcanologia), Cnaf (centro nazionale tecnologie informatiche e telematiche), e altri. I ricercatori, che indossano una t-shirt con la scritta “la ricerca poggia sulle nostre spalle”, propongono anche una serie di esperimenti per il pubblico di piazza Maggiore. A mezzogiorno, ad esempio, i geofisici hanno invitato le persone che si trovavano in piazza a saltare sulle foto, per mostrare loro come il sismografo sia capace di registrare le scosse. “Vogliamo portare la ricerca in piazza per avvicinarci alla gente”, dice un fisico dell’Ingv.

 

L’idea della “Ricerca calpestata” e’ del Cnr di Bologna, ma si e’ rivolta ai ricercatori di tutta Italia. Dal 13 ottobre e’ stato creato un sito (www.ricercacalpestata.it) per far conoscere l’iniziativa, raccogliere le fotografie e i fondi per finanziare la stampa. Il costo di ogni foto (delle dimensioni di 77,5 x 111 centimetri, in pvc impermeabile) e’ di 4,20 euro, e gli organizzatori, tramite le donazioni, hanno raccolto circa 8.500 euro.
I ricercatori del Cnr di Bologna colgono anche l’occasione per denunciare- dati alla mano- la situazione dell’Emilia-Romagna: circa il 40% dei dipendenti dei centri di ricerca sono lavoratori a termine. Di questi circa un terzo ha un contratto a tempo determinato, gli altri, cioe’ la fetta piu’ grande, sono lavoratori cosiddetti atipici, che godono di pochissimi diritti.
 

All’iniziativa di piazza Maggiore hanno partecipato anche Andrea De Maria, segretario del Pd di Bologna, e Walter Vitali, senatore del Pd. “Sosteniamo con convinzione la protesta dei precari degli enti di ricerca scientifica drammaticamente colpiti dai provvedimenti Berlusconi- dichiara De Maria- l’Italia non puo’ permettersi di disperdere il suo patrimonio di intelligenze”.
Tra le fotografie calpestate, infatti, ce n’e’ anche qualcuna che ritrae chi dall’Italia ha scelto di andare via. Come Emanuele, che e’ ricercatore alla University of Leicester, “perche’ non ho la possibilita’ di fare in Italia cio’ che amo, vicino alle persone che amo”.










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