Il sindaco ha proposto tre mesi di prova con chiusura all’una di notte in cambio di obblighi da rispettare. Intanto alcuni amici dell'oste in sciopero della fame hanno protestato per ottenere un incontro con Cofferati
Bologna, 15 dicembre 2008 - Si sono ammanettati a pochi metri dall’ufficio del sindaco Sergio Cofferati per ottenere un incontro urgente per l’avvocato di Abdel Sanhaji. Sono Valdimir, gestore del Barazzo di via del Pratello, la sua ragazza, un suo dipendente, la moglie di Abdel, Cinzia, e un amico dell’oste in sciopero della fame e della sete da diversi giorni. La moglie di Abdel era riuscita a scambiare alcune parole con il sindaco quando questi ha ricevuto gli osti del Mammut. Cinzia ha cercato nuovamente di anticipare l’incontro fissato per giovedi’, ma invano.
”Abbiamo tutte le ragioni, abbiamo sopportato di tutto in questi anni- si sfoga Cinzia- e lui ha continuato a dirci giovedi’”. Abdel, riferisce la moglie, e’ ancora ricoverato al Bellaria e rifiuta di bere e di mangiare: “E’ un uomo di principio non mangera’ fino a giovedi’”. Il breve faccia a faccia si e’ svolto sulla porta dell’ufficio del sindaco. Il primo cittadino le ha chiesto di entrare? “No”, risponde Cinzia.
Cofferati, riferisce la moglie di Abdel, le ha detto di convincere il marito a riprendere l’alimentazione ma di anticipare l’incontro non se ne parla. Con la moglie di Abdel c’e’ anche il legale dell’oste, Marina Prosperi: con lei il sindaco non ha voluto parlare. Dopo qualche minuto scatta quindi la protesta di Vladimir e gli altri. “Chiediamo un incontro per l’avvocato di Abdel- spiega Vladimir- perche’ Abdel sta morendo”.
I cinque si sono ammanettati l’uno con l’altro e l’amico di Abdel anche alla maniglia di una porta a vetri che si trova di fronte all’ufficio del sindaco. “Ci definiscono criminali?- chiosa Vladimir- e noi ci mettiamo le manette”.
E’ il giorno degli osti ammanettati davanti all’ufficio del sindaco ma anche dello spiraglio che Sergio Cofferati apre per il Mammuth sull’ordinanza di chiusura anticipata. Pochi minuti prima che scattasse la protesta con cui Vladimir Corrente del Barazzo e la moglie di Abdel Sanhaji chiedono un incontro urgente con il primo cittadino per l’avvocato dell’oste in sciopero della fame, infatti, Cofferati ha incontrato i gestori del Mammut e sul tavolo c’e’ ora la possibilita’ di un accordo con l’amministrazione: tre mesi di prova con chiusura all’una di notte e non alle 22 come prescrive l’ordinanza (ma neanche alle tre come prima).
Cofferati ha consegnato loro un documento con diversi obblighi da rispettare per il locale.
Valentina Licci spiega che e’ un accordo molto simile a quello infraprocedimentale per poter chiudere alle tre. I punti in piu’ sono due: il locale deve provvedere alla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, in accordo con Hera, e, su richiesta del Comune, deve impegnarsi a procedere a proprie spese a controlli acustici, tramite l’Arpa, sul rumore prodotto dal locale e nello spazio antistante. Se i gestori firmeranno, Palazzo D’Accursio sospendera’ per tre mesi l’ordinanza e il Mammut potra’ stare aperto fino all’una. “Un periodo di prova- spiega Licci- nel quale saremo monitorati”. Se non si registreranno irregolarita’, il Comune non annullera’ l’ordinanza ma potrebbe prorogare la sospensiva fino al suo scadere. I gestori del Mammut possono proporre modifiche ed eventualmente tornare a Palazzo D’Accursio per firmare l’accordo.
Forse gia’ mercoledi’: Licci riferisce che nel pomeriggio il capo di gabinetto del sindaco, Berardino Cocchianella, incontrera’ il Prefetto e questa potrebbe essere l’occasione per comunicare alla Prefettura la sospensiva.
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