Notizie Bologna
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
LA RASSEGNA

Il futuro del Bologna Jazz Festival
"Shorter fra la prossime stelle"

Non si sono ancora esauriti gli echi del successo della manifestazione sotto le due torri, ma già si pensa al prossimo anno. Il patron Max Mutti: "Punto anche su Marcus Miller e Rachel Ferrer"

                            di Gian Aldo Traversi

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Il jazzista Wayne Shorter (Ap/LaPresse) Bologna, 3 genneaio 2008 - Un grande jazzbook deve avere per equazione un coinvolgimento palpabile del pubblico. Obiettivo centrato dall’ultima edizione del Bologna Jazz Festival che ha preso al laccio di novanta deliziosi interpreti diverse migliaia di spettatori. Bandendo intellettualismi grevi, abbattendo steccati (si pensi a Irene Grandi e addirittura Riondino), alternando la calligrafia della tradizione ad attraversamenti e zone di confine. Tra raffinate sonorità al servizio dell’universalismo. A conferma che la qualità paga sempre, che anche nel jazz c’è solo un modo di fare le cose per bene e infiniti modi di farle male.


Per dieci giorni Bologna s’è sentita “La città del jazz” di Lubin: mancava Armstrong, ma c’era Hancock. Mancava pure Billie Holiday, ma c’erano Milton Nascimento, Holland, Walton e Bollani. Il primo a rallegrarsene è Max Mutti, deus ex machina della rassegna per il terzo anno consecutivo.
 

Consuntivo finale, novità, progetti: da dove partiamo?
«Dalle novità, visto che ce n’è una piuttosto ghiotta: tra le teche conservate negli archivi Rai di Roma, consultabili grazie all’intervento dell’assessore Guglielmi, abbiamo rintracciato materiale sufficiente per ricostruire la storia di Bologna nel jazz dal 1960 a oggi. Un documento audiovisivo che verrà presentato l’anno venturo col marchio del Bologna Jazz Festival e avrà per protagonisti figure come Sara Vaughan e Chet Baker».
 

Quanto è costata questa edizione?
«La spesa complessiva ha sfiorato i 340 mila euro, con punte massime per Hancock, Nascimento e Bollani».
 

Passiamo alle presenze.
«La somma totale è di 6860 paganti».
 

Merito anche di Bologna?
«Certamente, la città ha dimostrato di essere recettiva. E mi riferisco soprattutto ai giovani».
 

Prospettive che lievitano, dunque.
«Sì, ma servono spazi più ampi e locali aperti anche di notte per le jam session. Oltre a un budget più sostanzioso».
 

Il sogno nel cassetto?
«Potrebbe essere Sonny Rollins».
 

Altri grandi nel mirino?
«Vorrei Wayne Shorter (nella foto) e rifare Brad Mehldau. E penso a Marcus Miller. Inoltre sto studiando un grande omaggio alla figura di Michel Petrucciani».
 

Possono entrare in gioco le griffe italiane?
«Una volta espletato il nostro compito, che era quello di riportare a Bologna il jazz delle leggende viventi, daremo sempre più spazio alle nostre star».
 

Chissà che dopo Cassandra Wilson non si riesca a vedere qualche altra grande jazz singer?
«Una di sicuro: Rachel Ferrer. Negli Usa sta spopolando».
 

Riscontri personali, sensazioni?
«Sono felice d’aver regalato qualcosa d’importante alla città, nel rispetto appassionato per Alberto Alberti: il festival è un’emanazione della sua storia. Anche per questo ho visto sponsor entusiasti al pari di chi rappresentava le fondazioni. E assessori felici, come Guglielmi e Ronchi con i quali abbiamo sviluppato progetti andati a buon fine».  

di Gian Aldo Traversi










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

LA FOTO DEL GIORNO

Lola Ponce (Ansa)

World Music Awards
Vip a Monte Carlo

Lola Ponce, Kid Rock, Alicia Keys, Mariah Carey e tanti altri cantanti si sono esibiti allo Sporting Club in occasione del premio musicale

 

GUARDA LA FOTOGALLERY