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A CASALECCHIO DI RENO

"Stuprata 13enne con rito maya": il tribunale lo assolve

L'uomo aveva conosciuto la madre della ragazzina modenese in chat nel 2005; la donna aveva poi mandato la figlia a Bologna a casa del 42enne per farla partecipare ad un rito propiziatorio per far fronte alle difficoltà economiche

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Violenza sulle donne (Germogli) Bologna, 8 gennaio 2009 - E' arrivata l'assoluzione da parte del Tribunale di Bologna la guardia giurata di origine pugliese residente a Casalecchio di Reno accusato di aver violentato una ragazzina di 13 anni con la scusa di celebrare un rito maya.

 

 L'uomo, secondo i giudici del Tribunale di Bologna (presidente Franco Raffa, giudici a latere Meri De Luca e Melania Bellini), non usò nessuna violenza sessuale sulla piccola. Al termine dell’udienza di oggi il 42enne è stato assolto dalle accuse di violenza sessuale, sequestro di persona e violenza privata ai danni di una minore “perchè il fatto non sussiste”. Il pm in aula, Maria Gabriella Tavano, aveva chiesto nove anni. Le motivazioni della decisione sono state depositate oggi stesso. La vicenda, che fu resa nota al momento dell’arresto nel novembre 2006, suscitò grande scalpore in città e negli stessi investigatori.

 

L’allora numero uno della Squadra mobile, Armando Nanei, la definì una storia “incredibile”. Per i giudici, quella mattina, la violenza raccontata dalla piccola non è mai avvenuta.
La 13enne, che abitava a Modena con la madre, venne a Bologna nell’ottobre 2005 per incontrare l'uomo dopo che aveva stretto amicizia con sua madre in chat, facendole credere di appartenere alle forze dell’ordine e di essere un appassionato di antiche religioni.

 

Scopo della “gita” a Bologna, infatti, era proprio la celebrazione di un rito maya propiziatorio per la famiglia, gravata da difficoltà economiche e in attesa di una casa popolare da anni. Per questo, fidandosi del 40enne che in chat si faceva chiamare “Kavajo”, la donna mandò la figlia a Bologna, proprio nel giorno in cui compiva 13 anni. Una delle condizioni, questa, oltre al fatto di essere vergine, perchè il rito andasse a buon fine. Solo molti mesi dopo la ragazzina, confidandosi con un’amica, disse di essere stata violentata.

 

Secondo il racconto della ragazzina agli inquirenti, l’uomo era andato a prenderla alla stazione di Bologna e poi l’aveva portata a casa sua a Casalecchio di Reno (gli investigatori al momento dell’arresto si trovarono davanti un appartamento completamente tappezzato di maschere maya, altre immagini sacre e simboli fallici), l’aveva picchiata e poi violentata, minacciandola di non parlare. Infine, prima di riaccompagnarla in stazione, l’uomo l’aveva portata a fare spese in un centro commerciale, comprandole un paio di scarpe da ginnastica come regalo di compleanno.

 

Dopo le confidenze fatte dalla 13enne ad un’amica (e poi alla madre), un’amica di famiglia si improvvisò allora detective e comincio’ a chattare con “Kavajo” online, fingendosi appassionata di esoterismo, convincendolo a mandarle una sua foto in tenuta da combattimento con fucile e passamontagna: questo permise agli agenti della squadra Mobile di arrestarlo, il 22 novembre 2006.

 

L’uomo passò in carcere diversi mesi poi andò agli arresti domiciliari e infine tornò libero. Il pm Tavano, che ha portato l'uomo a processo, ha chiesto per lui una condanna a nove anni, ma i giudici lo hanno assolto, come chiesto dalla difesa. Secondo la tesi difensiva, avvocato Filippo Sgubbi, il racconto della ragazzina non era credibile perchè pieno di contraddizioni e a questo si aggiungevano una serie di elementi oggettivi che rendevano impossibile la violenza sessuale. Sgubbi ricorda poi un’ulteriore prova: la 13enne, nel corso delle indagini, non fu in grado di riconoscere la casa dell’imputato.










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