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STUPRO DELLA CAFFARELLA

Non espulse il 'biondino',
assolto il giudice bolognese

Non sono sanzionabili sotto il profilo disciplinare le motivazioni con cui il magistrato onorario annullò l'espulsione nei confronti del romeno. Condivisibili o meno rientrano nell’esercizio della sua discrezionalità

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Una toga (foto Ap/Lapresse) Roma, 17 marzo 2009 - Non sono sanzionabili sotto il profilo disciplinare le motivazioni con cui il giudice onorario di Bologna, nel luglio del 2008 annullò l’espulsione disposta dal prefetto di Roma nei confronti di Alexandru Isztoika Loyos, il ‘biondino’ indagato per lo stupro avvenuto lo scorso 14 febbraio nel parco della Caffarella, a Roma, e ora detenuto con l’accusa di avere calunniato la polizia romena. Condivisibili o meno che siano, infatti, le motivazioni rientrano nell’esercizio della discrezionalità del giudice.

 

Sarebbero queste - secondo quanto si è appreso - le conclusioni degli uffici tecnici del ministro della Giustizia Angelino Alfano dopo aver acquisto e valutato, tramite l’ispettorato, la discussa ordinanza del giudice onorario di Bologna. A suo tempo l'avvocato aveva ritenuto non sufficientemente motivato il decreto del prefetto Carlo Mosca nel punto in cui si sosteneva che Loyos rappresentasse una "minaccia concreta, effettiva e grave ai diritti fondamentali della persona e dell’incolumità pubblica".

 

Valutazioni, che - viene fatto notare dai tecnici del dicastero di Via Arenula - possono non essere condivise ma rientrano nella discrezionalità del giudice, e quindi sono insindacabili sotto il profilo disciplinare a meno che non si sostanzino in un atto "abnorme". ma non sarebbe questo il caso.

 

E un’analoga valutazione tecnica è stata riservata all’ordinanza con cui il gip di Roma concesse gli arresti domiciliari a Davide Franceschini, accusato di avere stuprato una ragazza durante una festa di Capodanno a Roma. Il giovane e’ tornato in carcere ieri, sempre per disposizione del gip, dopo l’entrata in vigore del cosiddetto decreto anti-stupro.

 

L’ultima parola se avviare l’azione disciplinare sui magistrati di Bologna e Roma spetterà al ministro Alfano.










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