L'ennesimo tassello nel tentativo di sciogliere il mistero della scomparsa di Nicola Menetti, l'ex dipendente della Telecom scomparso lo scorso 20 febbraio. In piedi c'è un'inchiesta per omicidio colposo e occultamento di cadavere
MONGHIDORO —COL LUMINOL nella casa del fratello, per cercare tracce di sangue. L’ennesimo tassello nel tentativo di sciogliere il giallo di Monghidoro e della scomparsa di Nicola Menetti. Dopo aver messo ai raggi X — e senza esito — il casolare di Frassineta, dove fu rinvenuta l’auto dell’ex dipendente Telecom di Toscanella, questa volta la Procura vuole ‘scavare’ dentro la vicina Ca’ Rossa, nel cuore del parco La Martina. Proprio qui fuori, davanti al cancello automatico che delimita la tenuta, quel pomeriggio di venerdì 20 febbraio Sandro Menetti vide per l’ultima volta suo fratello Nicola. A proprio dire in compagnia di «uno sconosciuto». Da allora Nicola è sparito. Lo hanno cercato con l’aiuto di una sensitiva, setacciando la montagna in ogni angolo. Niente di niente. Anche la moglie, Tiziana Raspanti, ormai dispera. Non gli investigatori. Qui, nella Ca’ Rossa, Sandro vive con l’anziana madre Caterina e la badante di lei. Quel venerdì la badante ucraina non c’era e Nicola Menetti era salito da Toscanella per accudire la mamma. Ieri, a mezzogiorno, nella casa del parco arriva un piccolo esercito di investigatori. Il serpentone delle auto entra dal cancello verde che si chiude alle loro spalle. Per la prima volta, alla testa, c’è il pm Morena Plazzi con al seguito la sua equipé di periti. Vuole vedere, il pm, con i propri occhi. In piedi c’è un inchiesta per omicidio colposo e occultamento di cadavere. Ma l’assassino ancora non si trova. In tuta bianca, insieme al pubblico ministero, ci sono il tenente Maurizio Pallante i suoi uomini del nucleo operativo di San Lazzaro; con loro il tenente Emanuele Piccirilli, comandante del nucleo investigativo del reparto operativo, che coordina il Sis, il servizio investigazioni scientifiche. Con l’aiuto del luminol si cercano le tracce di sangue che non si vedono. Servono sei ore, da mezzogiorno alle 18, per scandagliare tutta la casa e il garage dove Sandro e Nicola avevano appeso i salmi. Come a Frassineta, il luminol evidenzia la presenza di tracce. Se biologiche o ematiche lo si saprà tra una settimana circa. Alcune di queste vengono trovate su un paio di stivali da lavoro di Sandro Menetti. Altre su un tappetino scendiletto rinvenuto nello stanzino dove Nicola Menetti si cambiava di solito. Ma dove, all’indomani della scomparsa, non furono trovati né i suoi abiti né quelli di ricambio. C’era invece il suo cellulare, spento.
ALTRI campioni sono stati repertati in altre zone. Due considerazioni: in quella casa l’agricoltore Sandro Menetti — finora coinvolto come persona offesa in quanto familiare — ammazza il maiale per farne salami e salsicce. Secondo: il luminol reagisce anche alla candeggina e a qualsiasi cosa contenga ferro. La soluzione del giallo sembra ancora lontana.
Lorenzo Priviato
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