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TRIBUNALE

Quattordicenne morì durante intervento oculistico
Chiesti 10 mesi per anestesista e assoluzione chirurgo

I due medici sono imputati di omicidio colposo. La giovane si era sottoposta a un'operazione oculistica considerata di 'routine'. Ora la parola passa agli avvocati difensori, l'udienza è stata fissata il 26 maggio

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Chirurghi al lavoro Bologna, 22 aprile 2009 - Una ragazzina di 14 anni morì il 6 settembre 2005 durante un intervento oculistico di ‘routine’ nella clinica privata Villa Erbosa, a Bologna. Oggi il pm Stefano Orsi ha chiesto una condanna a 10 mesi per l’anestesista e l’assoluzione per l’oculista chirurgo al processo davanti al giudice monocratico di Bologna Stefano Marinelli che vede i due medici imputati di omicidio colposo.

 

La prossima udienza è stata fissata per il 26 maggio quando parleranno i difensori, avv. Armando D’Apote per l’anestesista e avv. Guido Magnisi per il chirurgo. Quindi dopo le repliche è possibile che ci sia la sentenza.
Per l’anestesista c’era stato il rinvio a giudizio dopo la richiesta di processo formulata dal Pm Orsi. Per il chirurgo, invece, il Pm aveva chiesto l’archiviazione ma alla fine si era giunti ad una imputazione coatta decisa dal Gup.

 

Secondo una perizia che fece il Gup con la formula dell’incidente probatorio, sarebbe stato un farmaco somministrato per contrastare uno sbalzo di pressione e un’errata manovra rianimatoria dell’anestesista a provocare il decesso. In base alla perizia, effettuata in contraddittorio tra le parti e richiesta dal Pm, i problemi iniziarono a metà dell’operazione.

 

La paziente si era sottoposta a un intervento di routine, di quelli che si eseguono in ambulatorio, tecnicamente un reimpianto del cristallino in entrambi gli occhi per eliminare un problema di cui soffriva dalla nascita. Dopo l’anestesia generale, alla paziente era stato somministrato un farmaco per dilatare la pupilla che, come spesso accade, aveva determinato uno sbalzo di pressione. Per contrastare l’ipertensione era stato utilizzato un altro farmaco, ritenuto però inadeguato e pericoloso dai periti del giudice. Quando ormai la situazione era sfuggita di mano, l’anestesista tentò una manovra rianimatoria giudicata - sempre dai periti del Gup - non corretta. A quel punto l’equipe chiamo’ il 118, ma quando arrivarono i sanitari non c’era piu’ niente da fare.










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