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SEQUESTRO AZZOLINI /TRAGICA CONCLUSIONE

Trovato morto sull'Appennino forlivese
Fermati due amici della vittima

Per entrambi è scattata l'accusa di sequestro aggravato dall’omicidio dell’ostaggio. I due accusati del sequestro hanno spiegato agli inquirenti di aver creduto che l’uomo avesse il ‘tesoro’

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OMICIDIO AZZOLINI, I DUE FERMATI (ANSA) Bologna, 5 giugno 2009 - Il titolare di una cooperativa e un manovale. Sono loro le due persone fermate per il sequestro finito male del consulente 69enne Silvano Azzolini avvenuto a Bologna lunedì scorso. In carcere ci sono il bolognese 57enne Flavio Dell’Erba e il napoletano 34enne Giuseppe Corcione. Il primo, residente a Ozzano, in provincia di Bologna, è titolare di una cooperativa di pulizie e di piccoli lavori manovali situata in via Stoppato a Bologna. Il secondo è un manovale che lavorava spesso per Dell’Erba ed è residente a Faenza dove abita con la moglie e un figlio piccolo.
 

Devono rispondere di concorso in sequestro di persona a scopo di estorsione con l’aggravante dell’omicidio. A tradirli è stato il furgone di proprietà di Dell’Erba usato per il rapimento avvenuto lunedì mattina alle 7 in via Tosarelli a Villanova di Castenaso, alle porte del capoluogo emiliano. Dalle immagini delle telecamere, acquisite dagli inquirenti, sono emersi tre dettagli poi rivelatisi fondamentali.
 

Sul parabrezza del furgone c’era il tagliando che permette di accedere nel centro di Bologna; il mezzo, al quale erano state applicate delle targhe rubate, disponeva di un portapacchi e gli mancava un fascione laterale. I rapitori avevano inoltre praticato due buchi dai quali potevano vedere all’esterno. A dimostrazione che probabilmente hanno pedinato la vittima prima del sequestro.

 

Il primo ad essere stato individuato è Dell’Erba che aveva una relazione con la titolare dello studio commerciale di Castenaso con cui Azzolini collaborava. Ma la donna e i suoi due figli, a casa dei quali la vittima abitava a Selva Malvezzi, frazione di Molinella, nel Bolognese, al momento vengono definiti estranei alla vicenda. Corcione e Dell’Erba, che conoscevano l’ostaggio, avevano anche fatto dei lavori per conto di Azzolini.


In particolare gli avevano ristrutturato dei capannoni situati a San Felice sul Panaro, in provincia di Modena. Dell’Erba ha detto di aver saputo che il manovale aveva intenzione di fare qualcosa ma che non immaginava si trattasse di un sequestro. E comunque gli aveva prestato il suo furgone. Corcione ha invece detto agli inquirenti che era alla guida del furgone Nissan la mattina di lunedì e di essersi servito di alcuni manovali con cui lavorava.


Sarebbero stati loro a caricare Azzolini sul mezzo mentre lui ha guidato fino a Tredozio, in provincia di Forlì, dove un paio di settimane fa aveva preso in affitto la casa dove doveva essere nascosto l’ostaggio. Quel giorno, ha sempre raccontato Corcione, ha accompagnato i suoi complici e la vittima in quella casa e poi si è allontanato. Solo dopo avrebbe saputo che Azzolini era morto e che il suo corpo era stato nascosto in un bosco poco distante dall’abitazione.

Corcione comunque da un paio di giorni non si presentava più nella sua abitazione di Faenza dove abitavano la moglie e il figlio piccolo. Si era nascosto a Reggio Emilia dove aveva un paio di zii. Ed è lì che è stato trovato ieri pomeriggio e fermato.
Nelle prossime ore gli inquirenti sono convinti di poter quantomeno di poter individuare i complici dei due che sono di un Paese dell’Est. Pare ormai certo il movente.
I rapitori erano convinti che Azzolini fosse molto ricco e che avesse una grossa disponibilità di denaro in uno dei Paesi esteri in cui viaggiava spesso per lavoro. Soldi che non erano necessariamente depositati in un conto corrente. È infatti girata anche la voce che quel tesoretto potesse essere nascosto in una buca o in un appartamento all’estero.
E comunque pare che fosse la stessa vittima a millantare grosse disponibilità economiche. Su questo ovviamente sono in corso accertamenti.










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LA FOTO DEL GIORNO

quadro esposto all'aeroporto marconi

Dipinto di Vitali e Graziani al 'Marconi'

Un grande dipinto circolare, di Candido Vitali (Bologna, 1680-1735) ed Ercole Graziani (Bologna, 1688-1765), raffigurante una 'Giovane contadina con pollame e cesta d'uva' è in mostra alla 'Marconi Business Loungè dell'aeroporto di Bologna. Si tratta dell'ultimo appuntamento della rassegna 'Tre secoli di arte emiliana alla Marconi Business Lounge - Dai Carracci ai Gandolfì