Studentessa di 21 anni tornava da sola da una festa quando, all'una di notte in zona Sant'Orsola, è stata seguita e poi assalita da un rumeno. L'intervento di un amico lo mette in fuga e i carabinieri lo arrestano. Condannato per direttissima a 8 mesi è già fuori. La vittima: "Sa dove abito, ora che faccio?"
USO a obbedir tacendo, un carabiniere del radiomobile ha accompagnato l’aggressore attraverso il cortile di palazzo Baciocchi, fino al concelletto che porta fuori dal tribunale: «Vai, sei libero». E la vittima, che stava discutendo con gli amici alla fine dell’udienza, si è dovuta fermare per non rischiare di incontrarlo sulla porta. Così, dopo appena una notte trascorsa in stato di arresto, è tornato per strada, ieri alle 13, Levente Simon, rumeno di 32 anni, senza fissa dimora, con un piccolo precedente per furto.
MENO di dodici ore prima l’uomo aveva pedinato per mezzo chilometro, dal Sant’Orsola a via Toso Montanari, una studentessa spagnola di 21 anni che stava tornando a casa a piedi dopo una festa, l’aveva afferrata per il collo e spinta contro il muro perimetrale dell’abitazione, tenendola ferma mentre lui si masturbava. Ma tutto questo, alla giustizia italiana, non è parso sufficiente per tenerlo dentro. Nemmeno un giorno. L’episodio è accaduto poco dopo l’una di notte. La ragazza, che studia per diventare giornalista ed è a Bologna con il programma Erasmus dallo scorso settembre, ha trascorso la serata con amici alla festa organizzata dal collettivo universitario Bartleby nei giardini di via Filippo Re. Poco dopo mezzanotte ha deciso che era ora di tornare a casa e si è incamminata a piedi, come fa di solito. L’uomo se l’è vista passare davanti mentre bivaccava su una panchina in zona Sant’Orsola e l’ha seguita, fino al momento in cui l’ha agguantata e messa spalle al muro. Per buona sorte, la studentessa aveva fatto in tempo a suonare il campanello e un suo coinquilino è sceso in strada, mettendo in fuga il rumeno con le mutande calate.
IL TESTIMONE l’ha inseguito e ha fornito ai carabinieri le indicazioni per raggiungerlo. In pochi minuti i militari del 112 l’hanno bloccato e arrestato. L’aggressore è stato portato nella caserma di via Agucchi, dove sono stati sentiti anche la ragazza e il suo coetaneo spagnolo intervenuto. E’ in questa fase che Simon ha agganciato la prima delle fortunate ‘coincidenze’ che, alle 13 di ieri, l’avrebbero riportato in libertà. Il pm di turno, Enrico Cieri, è stato avvisato telefonicamente dell’accaduto e ha disposto l’arresto. Al fatto contestato, però non ha dato la qualificazione giuridica di violenza sessuale, ma ha deciso che il rumeno finisse in manette per violenza privata e atti osceni in pubblico. Alle 12,25 del giorno successivo l’uomo è entrato nell’aula del giudice monocratico Franco Raffa per la convalida e il giudizio direttissimo. Il suo avvocato di fiducia non si è presentato e a difenderlo è stato chiamato un legale che si trovava in tribunale per un altro processo.
NELLA MEZZ’ORA scarsa in cui si è sono conclusi sia la convalida che il giudizio con rito abbreviato, Simon ha preso al volo, suo malgrado, la seconda fortunata coincidenza. Suo malgrado, appunto, perché in aula non ha mostrato alcun cenno di pentimento o ripensamento, non si è scusato né ha promesso di evitare in futuro simili assalti a ragazze sole. Il pm d’udienza Stefano Garuti ha chiesto per lui la condanna a un anno, 4 mesi e 20 giorni e ha chiesto la custodia cautelare in carcere motivandola con il pericolo di reiterazione del reato. Secondo l’accusa, infatti, il rumeno ha commesso un gesto «di estrema gravità» e ha dimostrato di non possedere la capacità di controllare i suoi istinti; potrebbe quindi nuovamente agire nella stessa maniera e magari andare oltre.
TALI argomentazioni non devono avere del tutto convinto il giudice Raffa che, dopo avere convalidato l’arresto, ha pronunciato una condanna a otto mesi, con sospensione della pena e nessuna misura cautelare, anche in considerazione del fatto che l’aggressore, almeno in Italia, non risulta avere precedenti penali. La somma di tutti gli addendi giuridici ha quindi prodotto il seguente risultato: libertà. E il rumeno se n’è andato sotto lo sguardo gonfio di lacrime della studentessa. Che, poco sorpresa dall’esito, ora chiede: «E’ questa la giustizia?». La prima risposta arriva dalla Procura, dove si valuta l’impugnazione della decisione sulla remissione in libertà, una scelta che ha destato «sconcerto». «Il problema non è la qualificazione giuridica del reato, che è corretta — è la spiegazione raccolta in piazza Trento e Trieste —, quanto la valutazione della pericolosità dell’arrestato, che aveva indotto il pubblico ministero a richiedere la misura cautelare di massimo rigore, ovvero la custodia in carcere. Il giudice ha ritenuto diversamente, condannando l’imputato a una pena sospesa e rimettendolo in libertà». Nelle more della disputa, per tornare a casa è meglio chiamare un taxi.
di Enrico Barbetti
Una festa di sport, colori e musica. Calcio e non solo per dire no alle discriminazioni, al sessismo e all’omofobia. Seimila giovani provenienti da tutto il mondo si ritroveranno da mercoledi 8 a domenica 12 luglio a Casalecchio di Reno, comune alle porte di Bologna, per la XIII edizione dei Mondiali antirazzisti