Di fronte alla notizia che Moggi sbarca a Bologna, sono in tanti quelli autorizzati a scandalizzarsi, tranne il presidente federale Abete. Già che c’era poteva raccontarla tutta, il presidente. Così avrebbe anche spiegato perché mai la richiesta di radiazione per Moggi giace inevasa in uno dei magici cassetti federali da tre anni ad oggi...
DI FRONTE alla notizia che Moggi sbarca a Bologna, sono in tanti quelli autorizzati a scandalizzarsi o a storcere la bocca. Tutti comunque liberi di esprimersi in libertà, tranne il presidente federale Abete che, guarda un po’, è stato il primo uomo istituzionale a parlare. Lo ha fatto per ricordare che Luciano Moggi è inibito a ricoprire qualsiasi incarico nel mondo del pallone. Già che c’era poteva raccontarla tutta, il presidente. Così avrebbe anche spiegato perché mai la richiesta di radiazione per Moggi giace inevasa in uno dei magici cassetti federali da tre anni ad oggi.
Le cose andarono così: Moggi, nell’estate del 2006, stracciò la sua tessera di iscritto alla Figc a poche ora dal processo sportivo a dirigenti e arbitri di Calciopoli, si beccò cinque anni in contumacia, con la promessa dei giudici che il primo consiglio federale che si sarebbe tenuto alla fine del processo avrebbe deciso per un’automatica radiazione. Il processo penale, quello di Napoli, va avanti fra mille sbadigli e, così pare (lo scrive l’Espresso) una enorme difficoltà della corte a capire i meccanismi di quelle vecchie storture.
Insomma, il caso Moggi è destinato a cadere nell’oblio. Ci sta. Fu una strage degli innocenti e come tutte le stragi italiane destinata a rimanere senza colpevoli certi. Intanto lo squalificato Preziosi fa quello che meglio crede alla guida del Genoa e nessuno gli dice nulla.
Ora, i bolognesi in primis poi i tifosi di tutte le squadre che non siano la Juventus e quelle (allora) affiliate alla Gea, i critici, i semplici spettatori hanno il diritto di contestare a Renzo Menarini la scelta di affidarsi alla capacità, a volte diabolica, che Moggi ha di produrre calcio. Ma la Federcalcio, che Moggi se lo è dimenticato in un cassetto, non dovrebbe sentirsi in dovere di richiamare in viva voce chi da quel cassetto lo ha tirato fuori.
di Stefano Biondi
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