Eugenio Vagni, l’operatore della Croce Rossa Internazionale per sei mesi prigioniero nelle Filippine delle milizie di Abu Sayyaf, è atterrato a Bologna a causa del maltempo su Firenze. Subito si è trasferito nel suo paese natale
Montevarchi (Arezzo), 18 luglio 2009 - Una grande foto con scritto la città di Montevarchi: ben tornato Eugenio, è appesa al secondo piano di via Ammiraglio Buzzaghi, al numero 11 dove a breve dovrebbe fare ritorno Vagni, per sei mesi nelle Filippine nelle mani delle milizie di Abu Sayyaf. Tutti i negozi hanno la stessa scritta con ben tornato Eugenio.
Maligeyang Pagbabalik: in filippino significa ben tornato Eugenio. A portarlo un gruppo di bimbi filippini che attendono il ritorno a casa di Eugenio Vagni nelle mani delle milizie di Abu Sayyaf per sei mesi. Sono capitanati dal presidente del Consiglio degli stranieri del Comune di Firenze, Divina Capalad, che insieme al console onorario, Fabio Fanfani, aveva organizzato una fiaccolata per Eugenio Vagni.
Fa il suo ingresso nella sede del consiglio comunale di Montevarchi, Eugenio Vagni. Scende dalla macchina zoppicando, accanto a lui le crocerossine e mano nella mano con la moglie e la figlioletta. Ad accoglierlo il sindaco Giorgio Valentini, l’imam della Toscana, presenti anche diversi rappresentanti della comunità filippina in Toscana e un centinaio di persone. Vagni dopo sei mesi nelle mani dei miliziani di Abu Sayyaf è provato, ha perso oltre 20 chili.
"Non so cosa è successo e non me ne importa niente". Così Eugenio Vagni, tornato oggi nella sua cittadina a Montevarchi, in provincia di Arezzo, risponde ai giornalisti che gli domandano quale verità sa sul suo rilascio, se ci sia stato uno scambio di persone o il pagamento di un riscatto. "Quando - ha aggiunto Vagni - noi partiamo per una missione sappiamo che rischiamo ma sappiamo anche che la nostra organizzazione non pagherà mai un riscatto".
Il cooperante della Croce RossA rimasto per sei mesi nelle mani dei miliziani di Abu Sayyaf ripercorre quel lungo periodo "momenti difficili, c’è però qualcosa che ti spinge a sopravvivere, camminare, fermarmi, mangiare quello che loro mangiavano". A chi gli domandava quale fosse il momento più brutto Vagni, che ha perso venti chili, ha ricordato che è stato quando è stato rapito: "ho dovuto chiudere dentro di me le porte. Altro momento difficile quando i rapitori mi hanno detto che uno di noi lo avrebbero ammazzato".
Alla domanda che cosa lo ha tenuto in vita, senza esitazione ha risposto "quando parlavo con mia moglie e lei mi diceva: ‘abbiamo bisogno tè".
Ripercorre ancora quei momenti: "ho dormito per terra, mangiavo riso e pesce secco, ma la giungla è giungla. Ho avuto il colera ma per fortuna hanno trovato le medicine e i miei stessi rapitori me le hanno somministrate. Alla domanda se tornera nelle Filippine ha risposto "non ne vedo il motivo. La mia missione era al termine".
Il momento più bello è quando sono arrivato al campo base, è solo lì che mi sono sentito veramente libero, quando mi hanno dato in mano un cellulare e ho potuto chiamare la mia famiglia". Vagni ha concluso dicendo di essere orgoglioso di essere montevarchino.
ATTERRATO A BOLOGNA PER IL MALTEMPO
"Ben trovati a tutti". Con queste parole Eugenio Vagni, l’operatore della Croce rossa internazionale per sei mesi prigioniero nelle Filippine delle milizie di Abu Sayyaf, ha salutato i giornalisti che lo attendevano appena sbarcato dall’aereo della Swiss Air proveniente da Zurigo che ha toccato terra a Bologna alle 14.11, riportandolo a casa.
Vagni avrebbe dovuto atterrare a Firenze, ma lo spostamento a Bologna si è reso necessario per il maltempo. A chi gli ha urlato «ben tornato a casa», Vagni, vestito con un completo marrone e una maglietta chiara, sorridente, ma stanco e smagrito, ha risposto salutando con la mano: «Davvero, finalmente. Vi amo tutti».
Dando prova di una buona dose di ironia, Vagni ha poi detto: “E’ sempre un grosso piacere tornare in Italia dopo una ‘vacanza’ di sei mesi. L’Italia è proprio un bel paese - ha proseguito Vagni chiaccherando con i cronisti - e solo stando fuori ci si rende contro di quanto è bello”. L’operatore umanitario ha poi ringraziato gli italiani in genere e i suoi concittadini “per tutto quello che hanno fatto, per le messe, le preghiere, gli appelli. Ora sono tranquillo”, ha concluso.
Vagni era atteso davanti alla scaletta dell’aereo dal sindaco di Montevarchi, Giorgio Valentini, che ha preso in braccio la bambina dell’operatore, e da vari esponenti della stessa Croce Rossa, tra cui il commissario straordinario della Croce Rossa, Francesco Rocca, che è stato i primo ad abbracciarlo appena toccato terra.
Ad attendere Vagni, nella sala vip dell’aeroporto di Bologna, i fratelli Francesco e Romeo, arrivati a Bologna solo all’ultimo momento a causa del traffico trovato in autostrada, che ha creato un piccolo problema negli spostamenti.
Prima dell’arrivo dell’operatore della Croce Rossa, il commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca, aveva rassicurato sulle condizioni di salute dell’operatore umanitario. «Le notizie sono confortanti - ha detto Rocca - le sue condizioni sono assolutamente discrete. Ci prepariamo a fare questa grande festa a Montevarchi». Vagni infatti è diretto nel suo paese in Toscana dove terrà, alle 17, una conferenza stampa.
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