Il deficit è del 3,8 % per quanto riguarda gli insegnanti che vengono a mancare soprattutto alle scuole superiori, seguiti da medie ed elementari. In provincia di Bologna situazione difficile a Gaggio Montano, Marano di Castenaso e Monghidoro
Bologna, 20 luglio 2009 - La scure dei tagli colpisce ancora il mondo della scuola emiliano-romagnolo: rispetto all’anno scolastico 2008-2009, a settembre gli istituti della regione dovranno fare i conti con un deficit di 1.637 docenti (-3,8%), e di 713 (-4,98%) tra collaboratori scolastici (-518), personale amministrativo (-116), personale tecnico (-77), e direttori di servizi generali amministrativi (-2).
Il taglio piu’ consistente colpisce dunque i collaboratori scolastici, mentre i docenti vengono a mancare soprattutto alle scuole superiori, seguiti da medie ed elementari. In totale, l’organico dei docenti per il prossimo anno sara’ di 41.500 unita’ (l’anno scorso erano 43.087), dei quali 1.756 derivanti da spezzoni orari, a cui si aggiungono 5.900 unita di personale per il sostegno (uno ogni 2,02 studenti), e 14.131 tra personale ausiliario, tecnico e amministrativo (l’anno scorso erano 14.844). Per contro, a settembre si dovrebbe inoltre registrare l’ingresso in aula di circa 10.000 nuovi alunni, che portera’ ad un aumento degli studenti per classe, circa 29 nella scuola d’infanzia e 27 alle elementari, con conseguenze dirette sulla sicurezza.
A tracciare il quadro generale della situazione nelle scuole della regione, dopo gli effetti della legge Gelmini, sono i sindacati Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola e Snals, che questa mattina a Bologna in una conferenza stampa hanno ribadito l’allarme gia’ lanciato nelle singole province: “E’ in seria discussione la possibilita’ della regolare apertura dell’anno scolastico in tutte le scuole”.
Per i sindacati, infatti, “con questi numeri non solo viene largamente e pericolosamente messa in discussione la qualita’ della scuola pubblica in questa regione, e non si risponde alla domanda di tempo scuola della famiglie, ma si rende estremamente difficile, se non impossibile, in molte situazioni, la stessa apertura della scuola, per mancanza di collaboratori scolastici”. Questo potrebbe verificarsi soprattutto nelle “scuole di montagna, come ad esempio nei comuni bolognesi di Gaggio Montano (13 plessi), Marano di Castenaso e Monghidoro, dove gia’ oggi c’e’ un solo collaboratore per plesso scolastico: se vengono tagliati dovranno fare le corse per aprire tutti i plessi delle scuole la mattina e comunque non sarebbero presidiati, con evidenti problemi di sicurezza”, spiegano ancora i sindacati. I rappresentanti dei lavoratori calcolano inoltre che, con questi tagli, “oltre 1.000 lavoratori con contratto a tempo determinato perderebbero il posto, il che vuol dire oltre 1.000 famiglie, perche’ i precari del mondo della scuola hanno in maggioranza dai 40 ai 50 anni”.
A soffrire maggiormente i tagli ai docenti sono le scuole di Piacenza, che in percentuale perdono di piu’ di tutte le altre provincie della regione, -4,71%, passando da 3.036 a 2.893 insegnanti. Seguono Reggio Emilia, dove si passa da 5.299 a 5.054 docenti (-4,62%), Rimini (da 2.945 a 2.814 docenti; -4,45%), Forli’ (da 4.148 a 3.966 docenti; -4,39%), Bologna (da 9.086 a 8.695 docenti; -4,3%), Ferrara (da 3.219 a 3.105 docenti; -3,54%), Ravenna (da 3.586 a 3.470 docenti; -3,23%), Parma (da 4.164 a 4.032 docenti; -3,17%), e Modena (da 7.604 a 7.420; -2,41%).
La citta’ della Ghirlandina registra invece la maggior flessione di personale ausiliario, tecnico e amministrativo (-5,95%, passando da 2.506 a 2.375 unita’), seguita da Ferrara (-5,81%, da 1.119 a 1.054 unita’), Forli’-Cesena (-5,64%, da 1.454 a 1.372 unita’), Bologna (-5,51%, passando da 2.906 a 2.746 unita’), Parma (-5,3%, da 1.435 a 1.359 unita’), Ravenna (-4,66%, da 1.203 a 1.147 unita’), Rimini (-4,42%, da 972 a 929 unita’), Piacenza (-3,83%, da 966 a 929 unita’), e Reggio Emilia (-2,5%, da 1.723 a 1.680 unita’).
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