Deceduto l'anziano picchiato e derubato domenica. Andava dalla sorella. In un primo tempo non sembrava grave, poi nella notte è avvenuto il decesso. Aperta un'inchiesta per omicidio volontario e rapina: è caccia a un nordafricano
Bologna, 13 agosto, 2009 - NON ce l’ha fatta Dante Pettazzoni, l’ex capostazione di 93 anni pestato e rapinato domenica scorsa in via Inviti, all’angolo con via Zanardi, davanti alla chiesa di Maria Regina Mundi. L’anziano, entrato in coma lunedì sera, è morto al Maggiore nella notte fra martedì e mercoledì. Le ferite alla testa inferte dall’aggressore che gli ha rubato il portafogli sono state fatali al pensionato.
ORA sull’episodio, che ha provocato lo sdegno di tutto il mondo politico cittadino, indagano il pm Elisabetta Melotti e i carabinieri, cui è affidato il non facile compito di dare un nome e un volto all’assassino, che potrebbe essere un nordafricano sui 30-35 anni. E’ stato proprio il 93enne, prima di perdere conoscenza, a fornire agli investigatori i pochi spunti su cui lavorare. L’inchiesta aperta dal magistrato contro ignoti ipotizza i reati di omicidio volontario e rapina aggravata. E’ stata già disposta l’autopsia sulla salma, che al momento si trova all’obitorio della Certosa.
I militari dell’Arma hanno sentito i residenti della zona in cerca di testimoni, ma sembra che nessuno abbia assistito alla scena. In via Inviti e nelle immediate vicinanze non ci sono telecamere di sorveglianza. Però i carabinieri acquisiranno le immagini delle telecamere delle zone limitrofe, sperando di trovare qualcosa di utile.
INTANTO, si fa sempre più chiara la dinamica della rapina finita in tragedia. Domenica Pettazzoni ha chiamato la sorella Jolanda, residente poco distante dal luogo dell’aggressione, e le ha annunciato che sarebbe andata a trovarla. Nel primo pomeriggio è partito in treno da Crevalcore, dove viveva con la moglie e dove per 40 anni ha fatto il capostazione, e, giunto a Bologna, ha preso l’autobus che percorre i viali. Forse ha sbagliato, ha allungato il percorso e alla fine è sceso a una fermata diversa, perciò ha dovuto fare un tratto a piedi tagliando per via Berti. Il 93enne, come ha poi raccontato ai familiari, ha notato un giovane di carnagione scura che lo seguiva, fin dai viali. Lo sconosciuto l’ha avvicinato nei pressi di via Inviti e gli ha chiesto l’ora. Pettazzoni, senza sospettare nulla, gli ha risposto e il magrebino si è allontanato attraversando la strada. Il 93enne ha così imboccato via Inviti, ma dopo pochi passi è stato aggredito. Il rapinatore, infatti, dopo aver fatto finta di andarsene, ha ripreso a seguirlo dall’altra parte della strada e, controllato che non ci fosse nessuno in giro, è entrato in azione.
L’ASSALTO è avvenuto verso le 15,30 e in quell’infuocato pomeriggio d’agosto per strada non c’era anima viva. Il bruto ha assalito Pettazzoni da dietro e l’ha colpito più volte alla testa, forse a mani nude o forse tenendo nel pugno un oggetto metallico. L’anziano l’ha comunque visto bene in faccia, prima di essere scaraventato a terra. Mentre la vittima, con la testa sanguinante, era riversa a terra, il malvivente gli ha tagliato la tasca posteriore dei pantaloni con un coltello e gli ha rubato il portafogli, contenente i documenti e alcune centinaia di euro. Poi si è dileguato.
LA PRIMA a prestare soccorso a Pettazzoni, dopo molti minuti, è stata una ragazza che portava a spasso il dobermann. Ha chiamato il 112 e l’ambulanza, poi è dovuta andare via. Era già però arrivata una seconda donna, poco dopo le 16, pure lei a spasso con un cagnolino, alla quale il 93enne, lucido e cosciente, ha raccontato l’accaduto e ha dato nome e indirizzo della sorella perché fosse avvertita. Dopo la corsa in ospedale, Pettazzoni non sembrava grave: aveva un femore rotto, una ferita alla testa e una allo zigomo, ma era appunto vigile. Lunedì ha parlato con i familiari e con gli altri pazienti della camera. Poi, in serata, è entrato improvvisamente in coma. E nella notte si è spento.
di Gilberto Dondi
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