Bolgona, 10 febbraio 2016 - Il tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso presentato da alcuni insegnanti e genitori e dal comitato 'scuola e
costituzione' 
annullato la delibera con cui un consiglio d'istituto di Bologna aveva autorizzato le benedizioni a scuola. La decisione, senza «consolidati precedenti
giurisprudenziali», come la definiscono i giudici, arriva a quasi un anno di distanza da una vicenda che suscitò forte polemica, approdando sulla prima pagina del New York Times.

Le benedizioni, nonostante il ricorso fosse pendente, furono comunque impartite a marzo 2015. La notizia dell'annullamento si apprende la sera del primo giorno di quaresima ed è probabile che il problema si riproponga quanto prima, con le benedizioni pasquali 2016. Lo scorso anno a chiederle erano stati i parroci dei plessi
dell'istituto comprensivo 20 (Carducci, Rolandino e Fortuzzi), scuole elementari e medie. Si schierarono fin da subito i contrari ma alla fine il consiglio d'istituto, presieduto da Giovanni Prodi, nipote dell'ex presidente del Consiglio, decise per l'autorizzazione (con due voti contrari), ma in orario extrascolastico, e con i bambini accompagnati dai familiari. 

I giudici (estensore Italo Caso, presidente Giuseppe Di Nunzio) premettono che il principio costituzionale della laicità o non confessionalità dello Stato «non significa indifferenza di fronte all'esperienza religiosa, ma comporta piuttosto equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose. Ciò fa sì che anche la tutela della libertà religiosa non si risolve nell'esclusione totale dalle istituzioni scolastiche di tutto ciò che riguarda il credo confessionale della popolazione, purché l'attività formativa degli studenti si giovi della conoscenza di simili fenomeni se ed in quanto fatti culturali portatori di valori non in contrasto con i principi fondanti del nostro ordinamento e non incoerenti con le comuni regole del vivere civile».

Non può, invece, «la scuola essere coinvolta nella celebrazione di riti religiosi che sono essi sì attinenti unicamente alla sfera individuale di ciascuno - secondo scelte private di natura incomprimibile - e si rivelano quindi estranei ad un ambito pubblico che deve di per sé evitare discriminazioni». 

Una presa di posizione che soddisfa gli autori del ricorso: «Si è affermato un principio importantissimo, non solo per la scuola di Bologna, ma per la scuola italiana.
L'indicazione è estremamente chiara: la scuola è laica. A scuola si insegna a vivere insieme, si fa cultura. Le pratiche religiose restano fuori. È stato affermato un principio della Costituzione», ha detto l'insegnante Monica Fontanelli. 

"Ancora una volta una decisione incomprensibile che va contro il buon senso e, soprattutto, contro i nostri valori, la cultura che ci caratterizza, la nostra identità. Perché la benedizione pasquale, esattamente come il festeggiamento del Natale, richiama valori positivi quali la rinascita, la speranza, l'amore». Cosi la deputata di Forza Italia Annagrazia Calabria commenta la decisione del Tar dell'Emilia-Romagna di annullare la delibera con cui il consiglio di una scuola di Bologna aveva autorizzato le
benedizioni pasquali a scuola. «Perché i nostri bambini non possono festeggiare la Pasqua, anche con la benedizione del luogo in cui passano buona parte delle loro giornate, cioè la scuola? In che modo questo può offendere o infastidire chi non crede o professa altre religioni? È inspiegabile», conclude.