Bologna, 3 marzo 2016 - «Cari amici, abbiamo deciso di ritornare a Istanbul». Con un sms in inglese, spedito ai genitori dei compagni di scuola del figlio, Bilal Erdogan – 35 anni, figlio minore del presidente turco Recep Tayyip Erdogan – comunica la decisione di fare i bagagli e rientrare in patria, circa sei mesi dopo il suo trasloco sotto le Due Torri.

Nel messaggio, Erdogan motiva la scelta di rientrare in Turchia, portando con sé moglie e figli. «La nostra sicurezza, a Bologna – scrive – è diventata una questione molto delicata, sia per il governo italiano sia per quello turco». L’sms termina con la promessa di tornare un giorno a trovare gli amici bolognesi «per salutarvi con più calma».

A metà ottobre, la notizia dell’arrivo in Italia di Bilal Erdogan viene diffusa dal quotidiano turco Cumhuriyet. Il figlio del presidente deve completare alla Johns Hopkins un dottorato in Studi europei iniziato a Washington nel 2007, con il progetto di discutere la tesi finale entro un anno. Va ad abitare in centro, in un appartamento in affitto a due passi da Piazza Maggiore.

La sua è una vita, va da sé, blindatissima. Oltre ad avere le guardie del corpo personali, turche e armate, Erdogan chiede e ottiene la scorta delle nostre forze dell’ordine. Insomma, è difficile che passi inosservato. E, subito, il suo arrivo in città crea qualche preoccupazione. Specie fra i genitori dei compagni di scuola dei figli, iscritti in un istituto privato.

Pochi giorni dopo l’arrivo degli Erdogan, alcuni papà e mamme prendono carta e penna e scrivono al questore Ignazio Coccia. «Molto preoccupati del fatto che l’edificio possa essere diventato un obiettivo sensibile», chiedono un intervento «al fine di garantire la sicurezza dei nostri bambini».

Al di là dei problemi di sicurezza, sul ritorno in patria anticipato della famiglia Erdogan potrebbe avere pesato anche l’iscrizione nel registro degli indagati di Bilal, a metà febbraio, per riciclaggio. L’indagine è stata avviata dal pm Manuela Cavallo dopo l’esposto presentato da Murat Hakan Huzan, imprenditore turco e oppositore politico di Erdogan, rifugiato in Francia. Nell’esposto si chiede di indagare su eventuali somme di denaro portate in Italia da Bilal, in ordine, appunto, al reato di riciclaggio.